Gli Omini, il Muro, La Rotta

Questa è un’intervista doppia, la via che mi è parsa più dritta e semplice (come il muro protagonista di questa storia) per raccontare un incontro appena nato, che stando alle premesse, mi auguro sia il primo di una serie.

L’incontro è quello fra Gli Omini e gli Elektro Domestik Force/EDF Crew, una compagnia teatrale e un gruppo di urban artist che congiuntamente e dimostrando una maturità non comune affermano “ci piacciono le persone”. I suddetti, per l’originale occasione, si sono dati appuntamento davanti a un muro bianco de La Rotta, ridente località nei pressi di Pontedera:  “ muro bianco” non come espressione figurata di “una pagina tutta da scrivere”, si tratta infatti proprio di un lungo muro bianco di un paesino di circa 2000 abitanti che ora bianco non è.

Sabato 20 ottobre 2018 foresti ed autoctoni sono stati invitati ad una processione laica – con tanto di libretto delle preghiere con le risposte da dare in coro nei momenti opportuni – che ha celebrato “il ritrovamento de La Rotta” o parte di essa: si sono riscoperti pezzetti di “casa propria” e ripartendo da lì si è aperta la possibilità di riconfermare un’appartenenza o cambiare direzione. In altre parole i due gruppi hanno condotto un’indagine antropologica da cui sono nati il murales e la performance teatrale che ci ha condotto alla sua scoperta e, nel contempo, a quella degli abitanti protagonisti dell’indagine e dei loro ricordi.

Questo processo ha cambiato un po’ La Rotta (dentro e fuori, architettonicamente e umanamente), un po’ Gli Omini e un po’ la EDF Crew e un po’ chi ha assistito, foresto o autoctono che fosse, perché ha scoperto aspetti nuovi di sé guardando gli altri. È stato una specie di intervento urbanistico simbolico e profondo perché la modifica di un pezzetto di paese è derivato dal dialogo con i suoi abitanti, dialogo condotto da stranieri curiosi e capaci di cogliere in poco tempo i caratteri e trasformarli in teatro e disegno, due modi complementari di sublimare la realtà, uno solo apparentemente effimero, uno senza dubbio permanente, uno visibile, uno no.

Con questo incontro la ricerca su noi “omini” e i nostri paesaggi si allarga, l’arte si nutre di sé stessa e ci ricorda che non sempre le piace stare nel recinto delle categorie e la comunità, stando alle facce felici di spettatori, campioni di ricerca, istituzioni e passanti se la gode.

Chi siete?

Gli Omini

Omini, sì. Come piccoli uomini qualunque. E quando diciamo uomini
parliamo di maschi e femmine, bambini e vecchi, persone fragili e
persone inscalfibili. L’omino non fa distinzioni di genere, l’omino è
solo alla ricerca delle molteplici e sbalorditive declinazioni
dell’essere umano.

Elektro Domestik Force

Che domanda difficile. Siamo un gruppo di insoddisfatti, uniti dal desiderio di vivere una vita di sogni e di trasformazione sociale ed umana.

Cosa fate?

Gli Omini

Teatro. E ricerca. O meglio, per fare teatro ci buttiamo per strada e
cerchiamo di capire cosa c’è dietro alla gente che passa. Chi sono? Dove
vanno? Cosa dicono i nostri poveri contemporanei?
Ascoltiamo le parole, gli umori, le storie. Registriamo i dettagli delle
vite degli altri. Tentiamo d’indagare la realtà dei nostri tempi
partendo dalle persone che li vivono.
In pratica ci lasciamo stordire dalle meravigliose confidenze degli
sconosciuti, per restituire un concentrato di memorie attuali e far
dialogare voci altrimenti disperse. Unico vero filtro in questa
selezione spietata è il nostro sguardo, alla continua ricerca della
contraddizione, del non senso e dell’assurdità della vita reale.

Elektro Domestik Force

Evidenziamo, risvegliamo ed elogiamo la bellezza, la solidarietà, l’amore, il rispetto.
Usiamo le nostre capacità espressive ed empatiche per ascoltare luoghi e situazioni molto spesso in blocco e trasformarle in segni, azioni che possano generare valide alternative a quei punti di mezzo statici che potremmo definire grigi e fermi nel tempo. Più semplicemente, imbrattiamo muri, siamo Urban Artist.

Per chi lo fate?

Gli Omini

Partendo dall’uomo qualunque, è bene che lo spettatore sia qualunque
uomo. Anche perchè più è eterogeneo il pubblico, più diventano evidenti
per noi i vari piani di lettura che stanno dentro i nostri spettacoli.
E’ quando sulla stessa battuta c’è gente che si schianta dalle risate e
gente che vorrebbe piangere, che ci sembra di aver fatto un buon lavoro.

Elektro Domestik Force

Per tutti coloro che vivono questo momento storico, per chi adora il colore, per chi lo odia, ma poi alla fine della fiera comincia ad apprezzarlo, per chi ha difficoltà ad alzare lo sguardo dal monitor dello smartphone, per quelle signore anziane che un caffè non lo negano a nessuno e che raccontano sempre del mondo migliore di una volta, per i lamentoni, per i balordi, per i distratti, per i bambini bravi, per quelli cattivissimi, per tutti i cani “piscioni” e coccoloni…per i politici, non ci sono limiti e distinzioni, l’arte pubblica è e deve rimanere per tutti.

Chi siete insieme?
Cosa ha prodotto a La Rotta l’unione di queste due modalità di intervento
apparentemente così vicine nel rapporto con il pubblico e così
differenti per mezzo espressivo?

Gli Omini

Insieme siamo senz’altro un gruppo da strada. Siamo simili (a volte
anche nostro malgrado) a un’equipe di operatori sociali. Abbiamo in
comune la volontà di far emergere la nostra arte dal territorio e
dall’ascolto. E la gente pare che lo sappia. Non avete idea delle pezze
che ci attaccano.
La Rotta è stato il nostro primo esperimento di lavoro congiunto. C’era
da dipingere un muro. E per capire che segno lasciare, abbiamo deciso di
indagare i rottigiani. Noi siamo stati tre giorni tra bar, circoli,
piazze, case e marciapiedi. Le storie che abbiamo raccolto e le
sensazioni che ci sono rimaste addosso le abbiamo rovesciate addosso
agli EDF. Loro, in tre giorni, le hanno prese, rielaborate e trasformate
in un dipinto di 70 metri di lunghezza. Per inaugurare il murales poi,
abbiamo organizzato una processione laica, una specie di manifestazione
per i vivi, cercando di contrastare la quantità di funerali a cui
abbiamo assistito in tre giorni a La Rotta.
I nostri spettacoli durano un’ora poi svaniscono e non sappiamo che
traccia lasciano. Stavolta invece, lavorando insieme, ci pare di aver
lasciato un segno concreto del nostro passaggio. Qualcosa che, anche in
nostra assenza, può portare al confronto tra le persone che vivono il
paese. Qualcosa che rimane impresso a memoria del tempo presente.

Elektro Domestik Force

Sono missionari dell’arte sociale, animali in branco, mutaforme, osservatori non alieni.
Sono i Cavalieri dello Zodiaco dell’Arte di Strada, ognuno con le proprie tecniche, con la propria armatura, uniti dalle forze dell’universo per combattere l’oscurità fondamentale della vita.

Ci sono molti aspetti in comune tra il nostro lavoro e quelli de Gli Omini: ricerca, ascolto, restituzione in primis, ma soprattutto nell’intenzione che sta alla base del loro lavoro ritroviamo un forte legame. Ci piacciono le persone, ci piace vivere nuove esperienze, ci piace sfidare noi stessi ogni volta e provare a creare qualcosa di magico che possa creare un ricordo di piacere nelle persone, miriamo a questo, consapevoli del fatto che niente è eterno in questo mondo, ma che il ricordo è tra le cose più vicine all’eternità. proprio per questo probabilmente ci interessa così tanto.

A La Rotta, abbiamo trasformato un luogo abbandonato e dismesso in un muro narrante, una via vuota in un luogo si cultura, storia, aggregazione, abbiamo donato amore a quelli che fino a pochi giorni prima erano perfetti sconosciuti e loro ce lo hanno restituito. A differenza dei nostri interventi personali, questa collaborazione ci ha permesso di ottenere importanti informazioni sul territorio che ci ha ospitato e che ospita il nostro intervento di pittura murale. Il percorso d’inchiesta che Gli Omini svolgono oltre permetterci di poter regalare ai Rottigiani un lavoro molto più personalizzato, nel quale potersi ritrovare e poter ritrovare parte della loro storia, ha coinvolto in maniera diretta gli abitanti, che sentiti in causa, hanno partecipato all’evento inaugurale con grande entusiasmo. Mettiamoci poi uno spettacolo site specific che parla di loro, che come scenografia ha un murales di 70m che illustra parte della sceneggiatura ed ecco la forza dell’universo che vince l’oscurità e si genera di conseguenza un piacevole ricordo in queste persone. 

Il muro crollerà, verrà ridipinto, scritto, forse si trasformerà in un prato, ma il ricordo in quella calda giornata di Ottobre, coloro che hanno avuto la fortuna di viverlo, lo porteranno con se fino alla loro fine. Come molti artisti quindi, cerchiamo la formula per l’eternità, nel nostro lavoro solitamente non possiamo avere alcuna certezza sulla durata di un’opera, questo connubio, in parte, associato al lavoro di documentazione video e fotografica, lo rende più vicino a questo nostro obbiettivo.

Elisa Sirianni

Elisa Sirianni

Il teatro nel mio curriculum: la classica passione che si trasforma in professione e quindi in condanna e delizia definitive.
Esordio confuso con inevitabile quanto repentino passaggio in palcoscenico, nei panni di “colei che crede di voler fare l’attrice”. Alla Laurea in Lingue, con una tesi dal titolo "Madre Courage e i suoi figli, analisi di una messa in scena" (Mariangela Melato era quella Madre) è seguito uno stage nell’ufficio stampa del Teatro dell’Opera Carlo Felice e poi, in ordine sparso ci sono stati la cura della comunicazione e/o ufficio stampa, la collaborazione alla produzione e/o progettazione per: il Teatro della Tosse, Piemonte dal Vivo, ERT e la Compagnia Pippo Delbono, il Funaro, Cristiana Morganti, Andres Neumann e il Tanztheater di Pina Bausch, Massimiliamo Civica, Andersen Festival, il Festival internazionale di Andria Castel dei Mondi, Suq Festival, Cuocolo/Bosetti, Teatro Akropolis, il Teatro Povero di Monticchiello, il Teatro della Toscana, Oscar De Summa, Agriteatro e alcuni altri.
Nelle pieghe del percorso non sono mancate attività in ambito non teatrale che mai verranno colpevolizzate né ringraziate abbastanza per la loro timidezza e incapacità di attecchire.

Al lavoro e non solo mi muove il “fare nesso”, per dirla alla Bergonzoni. Creare connessioni, fra persone, fra contenuti, fra insospettabili, fra quelli nati per stare vicini ma incidentalmente lontani. Mi riempie e mi rilassa, mi diverte, mi pare utile e a volte lo è, mi consente di conoscere da vicino, è un’ottima scusa per soddisfare la mia curiosità.
Elisa Sirianni