Teatro politico in Guatemala: intervista a Camilla Camerlengo di Andamio Teatro Raro

Sono ormai passati alcuni mesi da quando Simone Pacini mi ha inviato una mail chiedendomi di entrare in contatto con Camilla Camerlengo, attrice e psicologa italiana, trasferitasi da anni in Guatemala per motivi artistici e creativi. Lo scopo era quello di intervistarla e di presentare il suo gruppo Andamio Teatro Raro che si occupa di teatro politico in Guatemala. Segue l’intervista alla Camerlengo: la quale si è svolta tramite uno scambio epistolare non essendo possibile purtroppo, per motivi geografici, sedersi vicine e parlare.

Claudia Roselli: Cara Camilla, quando ti sei trasferita in Guatemala e perché?
Camilla Camerlengo: Il mio primo viaggio in Guatemala risale al 2001. Il viaggio fu organizzato grazie a Gerard Lutte, a quel tempo professore di psicologia dello sviluppo alla Facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma, dove mi sono laureata. Gerard è il fondatore del Movimiento de Jóvenes de la calle (MOJOCA), movimento autogestito per la tutela dei giovani di strada. Il movimento è impegnato a tutelare i diritti dei bambini e degli adolescenti che vivevano o vivono nelle strade di Città del Guatemala a causa della povertà e della disintegrazione o violenza familiare. Questo fenomeno si è diffuso maggiormente tra quella fetta di popolazione scappata dalle zone in conflitto in periodo di guerra, la quale rifugiatasi in città, ha creato gli agglomerati urbani delle baraccopoli. In Guatemala, il fenomeno della città informale risale principalmente al ventennio tra il 1970 ed il 1990 e purtroppo tutt’oggi continua a perpetrarsi. Arrivai in Guatemala, come volontaria: mi sconvolse conoscere una realtà così dura, forte ed ingiusta, molto diversa dalla mia realtà di origine.

Foto di Andamio Teatro Raro

Foto di Andamio Teatro Raro

C.R.: Da quale città vieni?
C.C.: Vengo da Altavilla Irpina, paesello in provincia di Avellino. Mi trasferii a Roma per studiare psicologia e lì iniziai a lavorare nel gruppo Teatro Internato con Stefano Té, il quale è attualmente regista del Teatro dei Venti di Modena. La prima volta che arrivai in Guatemala feci volontariato per un mese e mezzo con la ONG di Lutte. Poi tornai in Guatemala per la mia tesi di laurea, dopo sei mesi. La tesi analizzava la situazione delle donne in strada: in questa occasione rimasi in Guatemala per un periodo di tre mesi. Nel 2004, a tesi finita, passai circa un anno in Guatemala per il mio tirocinio lavorativo ed è proprio in quell’anno che conobbi le persone con le quali si è formato il gruppo di teatro, Andamio Teatro Raro.

C.R.: Andamio Teatro Raro, allora nacque nel 2004. Come e perché?
C.C.:
Si Andamio Teatro Raro nacque nel 2004, dopo un laboratorio di teatro e creazione collettiva organizzato per un gruppo di teatro che si chiamava Rayuela Teatro Independiente, e che non esiste piú, e per un gruppo di arte comunitaria che si chiama Caja Lúdica, il quale invece ancora esiste. Già prima di questo laboratorio, Luis Carlos Pineda regista del gruppo Andamio, insieme ad altre due persone – un pittore ed un poeta – aveva formato il gruppo Andamio, collettivo di arte integrale, che poi, dopo il 2004 é diventato Andamio Teatro Raro. Il laboratorio era diretto da Luis Carlos, e da altre due persone: Patricia Orantes, attrice di Rayuela ed il compañero Juan Manuel Orozco Ambrosio detto Fu, attore e clown, che lavorava con Caja Lúdica e che fu ucciso il 5 aprile del 2009.

Foto di Andamio Teatro Raro

Foto di Andamio Teatro Raro

C.R.: Perché fu ucciso Juan Manuel Orozco Ambrosio ?E da chi?
C.C.: Non si sa da chi fu ucciso, Juan Manuel detto il Fu. Anche la motivazione non è chiara: sembrò che si trattasse un regolamento di conti. Il Fu, come la maggior parte dei giovani che vivono nella baraccopoli di Alioto, faceva parte di una banda giovanile dedita a piccole attività criminali, che lasciò per partecipare ad un corso di teatro e per dedicarsi all’arte. Nel primo laboratorio organizzato da Pineda, incontrai alcune persone, delle quali alcune non fanno più parte del gruppo: giovani e giovanissime, appartenenti alla generazione post guerra, con le quali condividevamo il desiderio della ricerca di un teatro nuovo, sperimentale, e che potesse parlasse con sincerità della realtà guatemalteca. In Guatemala i trentasei anni di guerra, dal 1960 al 1996, hanno influito notevolmente nella storia del Teatro. La censura e la repressione militare di quegli anni sono state fortissime. Nei gruppi di teatro politico, di quel periodo, ci sono stati tante sparizioni, ovvero tanti desaparecidos ed addirittura anche tanti assassinii. Molte persone dovettero lasciare il paese. L’unica tipologia di teatro permessa e che si continuò a presentare durante la guerra era la commedia non politica o politicamente neutrale ed il teatro classico. Andamio nasce grazie alla necessità di ritrovare il filo che si era spezzato durante la guerra ed al bisogno di creare spettacoli indipendenti e veri, rifacendosi anche ai testi di autori guatemaltechi. Fin dall’inizio la motivazione del nostro lavoro artistico era di parlare della realtà guatemalteca, di recuperare la storia, la memoria e di promuovere la riflessione tra la gente. Cercando di scuotere e coinvolgere il pubblico con numeri e statistiche ma anche con poesia.

C.R.: Statistiche e numeri relativi a cosa?
C.C.: Relative alla storia ed alla realtà. Per preparare uno spettacolo noi studiamo il tema che trattiamo: a volte ci rivolgiamo ad esperti che ci aiutano e ci spiegano le cose da un punto di vista tecnico ed a volte proviamo a conoscere persone che hanno vissuto le esperienze che ci interessano, in maniera diretta.

C.R.: Chi ha organizzato i primi incontri?
C.C.: I primi incontri furono organizzati, dal regista del gruppo, che si chiama Luis Carlos Pineda. Pineda convocò 15 persone a partecipare alla realizzazione di uno spettacolo. Lo spettacolo era ispirato da un testo di Manuel Josè Arce, eccellente drammaturgo e poeta guatemalteco. “El coronel de la primavera” (Il colonello della primavera) era il titolo dello spettacolo: parlava della vittoria della rivoluzione democratica del 1944, del ruolo del presidente Arbenz e della sua giunta rivoluzionaria e di come in seguito, l’America abbia provocato la caduta di un governo eletto democraticamente con la scusa del fantasma del comunismo. Arbenz, dopo la rivoluzione del 1944, governò dieci anni: fu poi costretto a dimettersi sotto pressione delle bombe americane che cadevano sopra la popolazione civile il 27 di giugno del 1954. Arbenz si rifugió all’interno dell’Ambasciata messicana e fu costretto a lasciare in mutande il suo paese. Non si tratta solo di un modo di dire: il presidente fu costretto a spogliarsi completamente in aeroporto, prima del suo viaggio di esilio verso il Messico. Arce scrisse il testo di questo spettacolo in esilio: non era mai stato presentato in Guatemala prima. Dopo la proposta di Pineda, si formò il gruppo: iniziammo a lavorare tutti insieme e con il tempo a creare anche i nostri spettacoli. Il secondo spettacolo fu “El motín, historia de un asesinado político”(L’ammutinamento, storia di un omicidio politico). Spettacolo che parla dell’omicidio del vescovo Juan Gerardi, due giorni dopo la pubblicazione del rapporto“Guatemala nunca más”. Il rapporto “Guatemala: Nunca más” fu curato e redatto dall’Oficina de Derechos Humanos dell’arcidiocesi del Guatemala, contiene centinaia di testimonianze di un genocidio durato trentasei anni. Nel rapporto vengono analizzate le testimonianze relative alle violenze compiute dall’esercito contro i bambini e più in generale contro ogni forma di resistenza, anche pacifica. Nelle sue pagine si raccontano la distruzione delle semine, la disgregazione e militarizzazione di intere comunità, degli sfollati. Ma anche dell’annientamento delle radici culturali indigene, delle strategie di controllo, dei massacri, dell’educazione alla violenza, dei sequestri, della tortura, delle carceri clandestine e degli stupri, sia individuali che di massa, sulle donne. La pubblicazione del rapporto portò, dopo due giorni, all’assasinio del vescovo Geraldi. Contemporaneamente alla preparazione di questo spettacolo iniziammo un processo di investigazione e ricerca sul teatro politico ed il Teatro dell’Oppresso. Iniziammo a studiare Piscador, Brecht, Boal, eccetera. Cominciammo anche a creare dei legami con alcune organizzazioni locali, tipo quella del movimento contadino, quella femminista e quella del sindacato dei maestri. Entrammo, con il nostro teatro, nei posti dove non era ancora mai arrivato nessun gruppo teatrale: le carceri, le comunità contadine e sopratutto iniziammo anche a portare il teatro politico nei teatri delle “belle arti”.

Foto Andamio Teatro Raro

Foto Andamio Teatro Raro

C.R.: Di che cosa parla il vostro ultimo spettacolo “Terra”?
C.C.: Terra é il risultato di sei anni di ricerca teatrale ed attività politica. Come gruppo, siamo tutti d’accordo nel pensare che in Guatemala la questione della proprietà della terra è purtroppo ancora oggi territorio di lotta politica. Se prima la terra era sfruttata per le grandi coltivazioni di caffè e zucchero, oggi la terra guatemalteca è presa di mira dalle aziende estrattive di oro, argento, petrolio che vengono in Guatemala e non rispettano le decisioni delle consulte comunitarie, le quali sono contrarie alle attività minerarie e più in generale all’attività estrattiva. Quando cominciammo a lavorare a Terra, l’inizio fu proprio la triplice similitudine del concetto terra-territorio-corpo. La prima terra che occupiamo è il nostro corpo, il nostro territorio è il nostro corpo. Il nostro corpo è formato degli stessi elementi che formano la madre terra. Senza terra, senza corpo, non esisteremmo. L’intero spettacolo tecnicamente e teoricamente si basa sui principi del teatro povero di Jerzy Grotowski. In un piccolo spazio tre attori e due attrici eludono molteplici ostacoli e complessità per dimostrare i loro impulsi vitali, creando un linguaggio fisico e poetico, che esula dal comune linguaggio quotidiano o del teatro strettamente narrativo. Le strutture che sostengono lo spettacolo sono due: – la prima: drammatica ed estetica. La spirale eterna della storia umana mille volte più grande di qualsiasi singolo episodio umano, ciclica ma cangiante in ogni momento. “Scompariremo come specie quando finalmente termineremo con tutto, ma il mondo continuerà a girare.” – la seconda: la struttura materica. Un palco di legno, senza la superficie piana dove poter stare in piedi. La struttura è composta soltanto da un modulo reticolare di legno: strisce che ricordano le strade della città in cui i personaggi circolano sempre in una posizione precaria ed in stato di allerta. La scenografia forma buchi e rifugi: come tombe, come grotte, come le porte di Xibalbà che è il mondo sotterraneo dei Maya, che prima o poi tutti raggiungeremo.

C.R.: Quanto tempo è durata la preparazione della parte fisica dello spettacolo?
C.C.: Più o meno un anno e mezzo. Abbiamo preparato due versioni, una con quattro attori e l’ultima, che poi è quella ufficiale, con cinque attori.

C.R.: Vi hanno aiutati associazioni territoriali? Per esempio quella dei contadini?
C.C.: Economicamente non abbiamo ricevuto nessun aiuto. Terra, come tutti gli atri spettacoli è stato auto-prodotto. Però abbiamo ricevuto l’aiuto di alcune istituzioni o persone accademiche che ci hanno nutrito e guidato nella riflessione filosofica e politica dello spettacolo.

C.R.: Come è stata composta la drammaturgia?
C.C.: La drammaturgia è mista, si utilizzano testi di creazione collettiva e testi di autori guatemaltechi. Per esempio nello spettacolo c’è una poesia di Otto René Castillo, poeta guatemalteco ucciso dall’esercito nel 1967 e ci sono anche testi estratti dai documenti dell’archivio segreto della Polizia. Alcuni testi sono estrapolati dai discorsi ufficiali dei politici contemporanei.

Foto Andamio Teatro Raro

Foto Andamio Teatro Raro

C.R.: Puoi citarci una frase significativa del testo? Che sappia illustrare uno dei sui significati più profondi per te?
C.C.: Un testo dello spettacolo che a me piace tanto è tratto da un dialogo tra due contadini, padre e figlio. Il padre parla al figlio gravemente malato, gli descrive un paesaggio antico: “Prima, prima c’erano boschi, fiori, montagne, lì c’era un fiume” Ed i figlio gli chiede: “E di che colore era il mais?”

C.R.: Che significato ha per te questa frase?
C.C.: Per me rappresenta l’essenza delle lotte guatemalteche per la difendere la Madre Terra, le battaglie per mantenere vive le culture locali. Rappresenta la lotta per mantenere viva la memoria.

C.R.: Camilla che cosa significa per te fare teatro politico oggi?
C.C.:
Per me il Teatro Politico è il teatro che interroga la realtà di chi crea, che analizza i problemi delle persone come il risultato di questioni sociali e economiche, un teatro la cui estetica corrisponde alla necessità del discorso più che al gusto dei creatori. Il teatro politico è un teatro che si basa sullo studio dei temi sociali ma anche artistici. Per me fare Teatro Politico oggi é contribuire alla costruzione di un mondo migliore, poter parlare al cuore della gente, poter dar vita con il mio corpo alla storia non detta ed alla storia ufficiale. E´un lavoro per me importante perché permette di condividere informazioni che non hanno altri canali espressivi facili ed immediati. Mi piace l’idea che il teatro possa provocare la riflessione e la critica nel pubblico e scuoterlo e questa è infatti anche l’intenzione collettiva di Andamio Teatro Raro. Sotto molti aspetti, in Guatemala, la guerra non si è mai conclusa: i dirigenti vengono uccisi, le comunità soffrono la militarizzazione ed in generale la repressione è ancora forte. Il presidente in carica è un ex militare, implicato in molte massacri contro la popolazione Maya durante la guerra.

C.R.: Che cosa ti aspetti dal teatro e dagli altri attori?
C.C.: Dai miei compagni e compagne di lavoro mi aspetto sopratutto empatia politica e molta molta dedizione nel lavoro. Rispetto e serietà: perché il teatro per me è sacro.

C.R.: Quali sono i programmi futuri ed i sogni di Andamio Teatro Raro?
C.C.: Principalmente siamo nello sforzo costante di poter mantenere vivo il gruppo. Non disponiamo di finanziamenti né privati né pubblici, ed in Guatemala non esistono programmi di aiuto per gruppi artistici per poter continuare il proprio lavoro. Il nostro sogno più grande è pertanto quello di poter continuare a fare il nostro teatro. Anche se attualmente stiamo pensando a come poter partecipare a vari festival teatrali internazionali.

INFO:
> Chi fosse interessato ad avere più notizie su Andamio Teatro Raro può scrivere una email o contattare la compagnia su facebook
> Qui un articolo in spagnolo scritto dal regista Luis Carlo Pineda su CONJUNTO, rivista di teatro latinoamericana

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Tierra

Creación Colectiva de Andamio Teatro Raro, Guatemala 2012