Intervista a Takahiro Fujita dopo la presentazione di: “Il mio tempo.”

Figura 1. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

Dal 5 al 7 Marzo 2019 mum&gypsy, la compagnia teatrale fondata nel 2007 da Takahiro Fujita, ha presentato Il mio tempo con Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi.

Un progetto di Fondazione Fabbrica Europa e Fondazione Teatro della Toscana / Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, con il supporto di Agency for Cultural Affairs Government of Japan in the fiscal year 2017, Arts Council Tokyo, The Saison Foundation.

Dopo aver visto lo spettacolo, ho chiesto di poter intervistare il giovane regista. Takahiro Fujita non parla ne’ l’italiano, ne’ l’inglese e sarebbe partito il giorno dopo. L’intervista che segue è perciò frutto di uno scambio epistolare, tra me ed il regista, con l’interazione di una traduttrice dall’Inglese al Giapponese, che ha reso possibile questo documento. Buona lettura!

Claudia Roselli: Takahiro, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Puoi raccontarci, quando hai cominciato a fare teatro? Puoi brevemente anche parlarci della tua formazione e della tua storia individuale?Takahiro Fujita: Ho cominciato a fare teatro in una compagnia locale, in Giappone, da quando avevo dieci anni. Poi sono diventato membro del club del teatro, nella mia scuola superiore. Mi sono interessato anche alla regia. Poi ho frequentato un’Università, che aveva classi di teatro. Ero un attore, ma a ventidue anni ho fondato la compagnia mum&gypsy.

C.R.: Hai un particolare maestro di riferimento? E se si perché?                                                     T.F.: No non ho nessuno in particolare.

Figura 2. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

C.R.: Puoi parlarci dei tuoi lavori precedenti? Tra essi quale è il tuo preferito e perché?       T.F.: No non posso sceglierne uno in particolare, ma posso dire di aver fatto uno sforzo maggiore rispetto a tutto quello che c’era prima, per la mia nuova produzione che ho cominciato recentemente.

C.R.: Da quale città, in Giappone, provieni? Sei inspirato dall’urbanità?                                   T.F.: Provengo dalla città di Date, in Hokkaido. Tutte le inspirazioni dei miei lavori, da venti anni, sono stati generate dalla mia città e tutte le mie produzioni nascono da queste ispirazioni.

Figura 3. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

C.R.: Come e quando è nata l’idea della performance “Il mio tempo”? Puoi descrivere la sua nascita?                                                                                                                                                                  T.F.: Ho intervistato tutti gli attori. Ho pensato potesse essere interessante unire tutte queste storie dentro lo stesso edificio, che ho immaginato essere un hotel.

C.R.: Come è nato questo progetto misto, con gli attori italiani?                                                   T.F.: Firenze è il primo posto dove ho realizzato una produzione fuori dal Giappone. Ho incontrato Maurizia Settembri, la direttrice artistica di Fabbrica Europa e le ho chiesto se potesse essere possibile fare una produzione con degli attori italiani. Ho visitato diversi posti in Italia, l’anno seguente a questo incontro, ed ho selezionato i performers con i quali lavorare durante la mia tournée.

Figura 4. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

 C.R.: Come hai lavorato con gli attori per costruire la performance? Usando quale metodologia?                                                                                                                                                        T.F.: Non ho deciso chi avrebbe interpretato un determinato ruolo. Sono andato avanti osservando ed ho assegnato le diverse parti, immaginando che un attore potesse essere nello staff dell’hotel ed un altro potesse essere un viaggiatore. Ho creato ogni personaggio in maniera molto naturale: guardando ed interessandomi ad ognuno di loro, attentamente.

C.R.: Come è stato per te l’ostacolo del linguaggio per lavorare con gli attori? So che non conosci né l’italiano, né l’inglese. Come è stato lavorare con persone diverse in una lingua non conosciuta?                                                                                                                                                  T.F.: All’inizio ero ansioso, ma poi ho cominciato a capire che avrei potuto fare molte prove con loro. Lentamente abbiamo iniziato a capirci. Adesso penso che potrei avere una produzione in qualsiasi luogo.

Figura 5. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

C.R.: Che cosa cercavi quando hai progettato questo spettacolo: quali atmosfere? Quali emozioni? Quali luoghi?                                                                                                                                T.F.: Sono stato in tanti hotels, durante la mia tournée, giapponesi ed oltreoceano. Ho pensato, che se le descrizioni sono molte precise, sarebbe stato possibile immaginare e creare un hotel davvero unico.

C.R.: Come viaggiatrice, ho trovato, davvero realistica e magica l’atmosfera che hai creato. Quale è la storia, tra quelle raccontate e usate per la costruzione dello spettacolo che ti ha impressionato di più e perché?                                                                                                                     T.F.: La storia, dell’allergia al glutine di Camilla. In Giappone la celiachia non è una malattia molto diffusa. Quindi ne ho parlato anche con gli attori Giapponesi, per spiegare loro quanto fosse difficile questa situazione, ma quello che Camilla, mi ha raccontato è diventato materiale per tante scene dello spettacolo.

Figura 6. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

C.R.: Takairo, in effetti io sono rimasta molto colpita dal personaggio della viaggiatrice celiaca. Camilla descrive molto bene le difficoltà di un viaggiatore allergico al glutine in giro per il mondo. Anche io sono celiaca !                                                                                                 T.F.: La celiachia non è ancora diventata una questione sociale in Giappone. Volevo descrivere la differenza dei due gruppi nello spettacolo “Il mio tempo”, per esempio: noi possiamo mangiare lo stesso cibo, o possiamo parlare diverse lingue, ma siamo tutti esseri umani. Queste situazioni oggi, possiamo viverle e possono verificarsi in tutto il pianeta. Posso dire che la celiachia ha influito nella costruzione dello spettacolo. Penso che l’idea di cucinare un risotto, fosse una buona idea.

C.R.: Come mai hai scelto questi colori per i vestiti dello spettacolo?                                           T.F.: Gli attori indossavano costumi che abbiamo comprato in Italia per la prima produzione. Takayuki Suzuki, è stato inspirato da questi, ed ha creato i loro costumi più tardi.

Figura 7. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

C.R.: Hai un sogno per il teatro contemporaneo? Se si quale?                                                          T.F.: Il teatro è un mezzo che può consistere in una varietà di generi. Per il resto della mia vita, procederò e farò uno sforzo per diffondere questa idea per il mondo. Non puoi fare teatro solo, quindi mi piacerebbe creare con persone diverse. Mi piacerebbe anche pensare alla creazione del teatro con la diversità delle persone.

C.R.: Hai una nuova performance in preparazione? Se si, ce ne puoi parlare un pò?             T.F.: La mia prossima produzione si intitola “City”.

C.R.: Ti ringrazio per avermi dedicato un po’ del tuo tempo e ti auguro buon lavoro.            T.F.: Grazie a te

Figura 8. Immagine da “Il mio tempo.” Foto di ©︎Tomofumi Hashimoto

Il sito della compagnia, con blog del giornalista che li ha seguiti durante la preparazione del lavoro “Il mio tempo”: 

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