IT Festival MI.PIACE #degustibus

E’ partito. It Festival, kermesse del teatro indipendente milanese, torna, come ogni anno, attorno alla metà di maggio. Quarta edizione. Quest’anno oltre 60, le compagnie che, senza alcuna selezione all’ingresso, se non quella del “professionismo” – il diktat è quello dell’ inclusività –, presentano in due passaggi da venti minuti l’uno uno studio o un estratto di un loro lavoro.

MI.PIACE

Attorno a tutto ciò, una molteplicità di attività correlate: dall’immancabile ristorazione al servizio di kindergarten Wild&Free, a cui affidare i bambini, oltre alla sezione IT Young, sabato e domenica pomeriggio, con spettacoli su misura per i più piccoli. E poi, come sempre, approfondimenti critici a cura di “STRATAGEMMI Prospettive Teatrali”, durante e dopo le esibizioni, oltre ai tavoli tematici per operatori e non, al mattino. Quest’anno la sinergia sarà con Luoghi Comuni Festival, a cui è affidato il compito di una riflessione non solo artistica sul sistema teatro. “MI.PIACE”, giocando nel nome con la territorialità meneghina, s’interroga sul da farsi e sulla specificità del teatro milanese e di quel nuovo modo di fare business, ma anche ridefinizione del territorio, nascita di nuove professionalità, architettura urbana e socialità, che sono gli spazi condivisi del coworking; questo il focus di MilanoCORTEmporanea, insieme con ETRE, network che raccoglie residenze teatrali con sede in Lombardia, e IETM, piattaforma internazionale d’incontro e scambio per tutti gli operatori delle arti performative dal carattere dinamico e con uno sguardo rivolto al futuro e all’innovazione.

Già, ma veniamo agli spettacoli. Quest’anno vengono tracciate alcune linee guida per aiutare il largo pubblico, non necessariamente di consumatori abituali del prodotto teatrale, a destreggiarsi: “arti circensi”, “collateral”, “performance”, “prosa”, “teatro fisico/danza”, “teatro musicale” e, appunto “Young”. Senza soluzione di continuità si affiancano e si mescolano – 5 proposte a rotazione ogni venti minuti – artisti più o meno noti, in una orizzontalità democratica, dove drammaturghi più rinomati e giovani promesse del palcoscenico si esibiscono davanti a un pubblico spesso sufficientemente digiuno da non lasciarsi ammaliare dall’appeal dei nomi del teatro indipendente. Poi se ne discute tutti insieme, volendo, al “microfono aperto”, che a fine di ogni serata è chiamato a fare il punto della situazione: un critico o comunque un addetto ai lavori a offrire il suo sguardo, prima del confronto con tutti coloro che vorranno partecipare e del proseguo di nottata fra birra e musica.

carte

Giovedì pomeriggio, intanto, e poi venerdì mattina, ci sono stati i “professional days”, aperture dedicate, dove, a seconda delle loro disponibilità, le compagnie hanno potuto presentare una o due volte i loro estratti a un pubblico di soli addetti ai lavori. C’ero anch’io.

Fra gli spettacoli visti ieri, “Claustrofilia” di Fonnessu/Grizzaffi, a indagare, con tinte davvero asfittiche, il doppio legame fra un lui nero e una lei di bianco vestita, che s’involvono nelle spirali di un rapporto morboso; “Alfredino in fondo al pozzo”, di Effetto Morgana, sulla vicenda di Alfredo Rampi, primo involontario caso di reality, che si dipana, facendo affiorare tutta la delirante ingenuità di un’Italia già a capo fitto verso l’abisso; Fenice dei Riufi, uno dei nomi noti del teatro indipendente milanese, con “Annabel – ballata anoressica per manichini bulli”, sul tema della dieta, della performatività fisica e dell’immagine di sé come auto illusori lasciapassare per l’accettazione da parte del mondo. Una toccante Francesca Biffi ha portato in scena “Patricia nella città di Zero”, monologo con accompagnamento musicale dal vivo – il fisarmonicista rom Jovica Jovic -, che racconta la storia delle speranze disilluse di una profuga rom; Teatro dei Gordi con “Albert Ouverture”, a cavallo fra proiezione e recita dal vivo, sulla curiosa personalità dell’inventore della legge della relatività; Casanova/Scuderi col corale “Al di là di tutto”, l’atteso “Tropicana” dei promettenti Frigoproduzioni, di recente in scena al Pim Off, Teatro Presente col primo studio “The hard way to understand each other”, sorta di teatro danza a proposito delle dinamiche relazionali con tanto di ironica parodia delle contrastanti sottese pulsioni. “Confessioni di un arbitro” di Cavalleri/Pastore, in cui si racconta dell’ironico tentativo di rivalsa “sessista” di una donna arbitro e, dulcis in fundo, un estratto “Young”: “L’albero” di Teatro della Filomena, a mettere in guardia sulla spirale di confini e potere.

"Patricia nella città di Zero" -- Francesca Biffi

“Patricia nella città di Zero” — Francesca Biffi

Oggi, poi, apertura con l’atteso Davide Carnevali, drammaturgo dal respiro internazionale, che, in scena Fabrizio Martorelli, tiene lezione politicaly scorrect sulla reale valenza di fenomeni apparentemente innocui quali il meraviglioso mondo di Peppa Pig. Dopo il suo “Educazione transiberiana”, il teatro danza di Artèdanza in “Prove di resilienza”, prima della chicca della giornata: un fino ad allora a me sconosciuto Giorgio Castagna con la ben recitata e non solo divertente storia di famiglia “Dio è morto, io no”. Poi ancora teatro ragazzi: Crudi – La Fenice Teatro & LeMatt in “Ballata per piccoli passi”, si rivolgono a un pubblico di pre adolescenti per accompagnarli fra le pigrizie e le idiosincrasie di quella stagione, spronandoli con immagini colorate e ballate a tutto ritmo. Collettivo Snaporaz, Alberto Baraghini ed Elektromove, nomi noti ai frequentatori di IT, con tre proposte tanto differenti, quanto interessanti: se i primi con “Heatrbreak Hotel” s’interrogano sul significato, non tanto in senso etimologico, di cosa sia e quale sia il ruolo della cameriera, in controluce la domanda su ruolo e suoi confini, Baraghini propone un “Moltiplicatore” che gioca a interrogarsi sul senso del lavoro, del produrre, consumare e su se e come questo si concili con quella felicità e realizzazione, a cui tutti pensiamo, quando ci trovassimo a domandarci quale sia il senso del nostro stare al mondo – e quanto, invece, ciò non venga triturato nelle dinamiche economiche di produzione -; Marco De Meo, infine, col suo inusuale “Unghie”, cavalca, non senza godibile ironia, un teatro ironico, che non gli conoscevamo. La giornata per gli operatori l’ho conclusa con Luca D’Addino con “Opinioni di un’ombra”, sorta di mancato testamento di un clown tentato suicida.

Frattanto la kermesse aperta al pubblico è partita: tutti alla Fabbrica del Vapore, via Procaccini, 4, Milano, a seguire le curiosità del momento. Io vedrò “Pi Amuri – Ballata per fiori innamorati” di Compagnia del Bivacco, “Il preferito” degli Oyes, “La moglie”, compagnia PianoInBilico e “Sleep”, compagnia NUT. Ci sarà pure “Come l’acqua da un bicchiere rotto” di Piera Mungiguerra, vista qualche mese fa a Campo Teatrale.

IT Festival 2016

13, 14 e 15 maggio

Fabbrica del Vapore
Via Procaccini, 4 | Milano

Francesca Romana Lino

Francesca Romana Lino

Teatrofila per passione...
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Francesca Romana Lino

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