Le sorprese (?) del Teatro alla Scala nella Stagione 2014/15

Teatro alla Scala –Stagione 2014-2015

Il 17 giugno finalmente è stato reso pubblico il programma della nuova stagione del Teatro alla Scala di Milano per il 2014-2015. La conferenza stampa di presentazione, annunciata per il maggio scorso, era stata rinviata per la volontà del nuovo sovrintendente, Alexander Pereira, di mettere mano al cartellone, già predisposto dal suo predecessore Stéphane Lissner, e così dare un primo assaggio di quale sarebbe stato l’indirizzo generale della sua gestione. Non solo, nel suo intervento del 17 giugno, Pereira ha esposto con una sicurezza sospetta delle linee programmatiche che hanno evidenziato una visione manageriale di lungo periodo: come se avesse ricevuto delle rassicurazioni per la sua riconferma alla guida del teatro oltre la scadenza del contratto a dicembre del 2015. La nomina di Pereira risale appena al giugno del 2013, ma era stata messa in discussione, e divenuta “a tempo”, dopo il pasticcio degli spettacoli importati da Salisburgo, in cui emergeva un palese conflitto d’interessi. Infatti il sovraintendente in pectore della Scala, ancora con un contratto di consulenza in attesa della scadenza di quello di Lissner, aveva espresso un’opzione per alcuni allestimenti dal festival di Salisburgo di cui era ancora direttore, non essendo state formalizzate le sue dimissioni. In poche parole Pereira aveva acquistato degli spettacoli prodotti da se stesso. In questa vicenda non era chiaro se il nuovo sovrintendente avesse fatto i propri interessi o quelli della Scala, se la “fretta” nei nuovi acquisti fosse dovuta al valore delle opere, e alla paura di vedersele sfuggire di mano, oppure alla possibilità di intascare un doppio guadagno, come consulente e come produttore.

Fidelio

Ma di tutto questo in conferenza stampa non si è parlato, né il sindaco di Milano, né il Cda della Scala si sono espressi sull’episodio in modo da fugare tutti i dubbi. Neppure in realtà il sindaco e il sovrintendente hanno parlato di bilancio o di tagli del governo alla cultura, le priorità erano altre. In primo luogo c’è l’Expo, l’evento che presumibilmente attirerà circa 20 milioni di visitatori. La giunta milanese di centrosinistra si gioca la faccia, e quindi un’eventuale rielezione, in rapporto alla riuscita o meno della manifestazione, quindi non era il caso di ulteriori rinvii nell’avviare l’organizzazione della stagione di una delle più prestigiose istituzioni milanesi. In secondo luogo, si volevano placare le polemiche suscitate dalle più recenti stagioni di Lissner in cui si era sottolineata una certa carenza nella proposizione del repertorio italiano. E a questo si attribuiva una certa insoddisfazione e un certo “raffreddamento” del pubblico. Infine, Pereira è accompagnato dalla fama di grande collettore di investimenti, per la capacità sia di tagliare i costi sia di attrarre gli sponsor, sono questi i successi che gli sono riconosciuti dopo gli anni della direzione dell’Opernhaus di Zurigo e recentemente a Salisburgo, pertanto il suo arrivo dovrebbe favorire l’ afflusso di denaro che sarebbe estremamente utile per una macchina organizzativa come la Scala sempre più costosa, soprattutto se vuole sostenere la concorrenza dei più grandi teatri del mondo.

La lunga presentazione di Pereira in conferenza stampa e poi nell’incontro tradizionale con il pubblico in teatro ha insistito molto sui primi due aspetti. La stagione è estremamente lunga: 17 opere di cui 10 nuovi allestimenti, più 7 balletti, di cui 3 nuovi; e si assisterà ad una stagione nella stagione con una “nuova” prima, dopo quella tradizionale del 7 dicembre 1014, il 5 maggio 2015 per l’inaugurazione dell’Expo (in cartellone la Turandot di Puccini, mentre a Sant’Ambrogio si apre con il Fidelio di Beethoven). Inoltre il teatro in relazione alla kermesse internazionale rimane aperto anche in luglio e in agosto. Tra questi allestimenti la fa da padrone il repertorio tradizionale italiano con 11 titoli: Monteverdi (L’incoronazione di Poppea, direttore Alessandrini, regia Bob Wilson), Rossini (Otello e Il barbiere di Siviglia), Verdi (Aida, con la direzione di Lorin Maazel e regia di Peter Stein  e Falstaff), Donizetti (L’elisir d’amore e Lucia di Lammermoor), Puccini (Tosca, La Bohème e Turandot), Mascagni (Cavalleria rusticana), Leoncavallo (Pagliacci). Tra i titoli stranieri c’è la ripresa della Carmen di Bizet, una prima recente, con la regia di Emma Dante, ma anche Mozart (Lucio Silla) oltre al ricordato Beethoven. In aggiunta alla consueta stagione sinfonica, ci sarà, sempre in occasione dell’Expo, un Festival delle Orchestre internazionali cui parteciperanno i principali gruppi orchestrali del mondo, dai Berliner ai Wiener, dalla Budapest Orchestra all’Israel Philarmonic, dai Concentus Musicus Wien all’Orchestre de Paris, dalla Boston Symphony alla Cleveland Orchestra, oltre agli organici italiani della Filarmonica della Scala e dell’Orchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia. Un programma imponente che richiederà uno sforzo organizzativo non di poco conto.

Pereira

Alexander Pereira

Sui finanziamenti pubblici e privati, come abbiamo detto, il sovrintendente ha glissato, ma nel presentare la nuova politica dei prezzi non ha potuto nascondere un sostanziale aumento del costo dei biglietti, anche se ha promesso abbonamenti con sconto fino al 50% per loggionisti e under 30, con modalità però tutte da chiarire. Nella prospettiva di Pereira, il maggior incremento riguarderà le opere che hanno un forte richiamo di pubblico, mentre saranno offerte a prezzi inferiori le opere del repertorio contemporaneo, in cartellone ce ne sono 3: Die Soldaten di Zimmermann (direzione Metzmacher e regia Hermanis), Co2 di Battistelli (direzione Meister e regia Carsen) e Fin de Partie di Kurtag (direttore Metzmacher e regia Bondy) meno allettanti. Ma sicuramente i progetti di lungo periodo di Pereira sono quelli che hanno destato il maggior interesse e curiosità. Il sovrintendente ha parlato di un cast unico, di aumento delle produzioni originali del teatro nel laboratorio dell’Ansaldo. Ha promesso forti investimenti per l’Accademia della Scala e la creazione di un’orchestra barocca che possa suonare su strumenti antichi, per introdurre nelle prossime stagioni titoli scarsamente rappresentati alla Scala. Pereira vuole aprire il teatro ai bambini con una stagione ad hoc, con opere di una durata di non più di un’ora, e ai giovani musicisti. E si comincia con quelli venezuelani, educati con il famoso “Sistema” didattico Abreu, che saranno in tournée durante l’Expo.

Come si può facilmente notare, un programma ambizioso che non può sicuramente essere realizzato, e neppure attivato entro la scadenza del contratto di Pereira il 31 dicembre 2015. Alla fine sia della conferenza stampa sia dell’incontro in teatro, i commenti erano improntati alla prudenza. Poiché la nomina di Pereira era stata accolta con favore dall’opinione pubblica e dagli addetti ai lavori, sembrerebbe dunque già svanito l’entusiasmo della prima ora. Sicuramente la gestione poco trasparente dell’affaire di Salisburgo ha pesato molto nel raffreddare gli animi, e si attende il nuovo sovrintendente alla prova dei fatti. Ma non credo neppure che si possa giudicare il cartellone del 2014-15 come significativo di linee di tendenza più generali, in quanto è troppo condizionato dall’Expo e dalla volontà di assicurare un insieme di spettacoli che offrano una immagine qualificata della tradizione italiana al pubblico internazionale della manifestazione. Non ritengo che il sovrintendente uscente, Lissner, avrebbe fatto qualcosa di diverso. Infatti buona parte della stagione era stata impostata da lui. Anche l’insistenza sulla necessità di valorizzare il repertorio italiano appare eccessiva.

Non è offrendo più Traviate e Bohème che si riportano gli spettatori a teatro e si favorisce la diffusione della cultura musicale, al contrario potrebbe incrementarsi una visione della Scala come meta turistica e “mondana”, lontana dalle tendenze più innovative e originali della musica del secolo scorso e contemporanea. Il problema, oggi, è quello di una progressiva disaffezione del pubblico, anche di quello cosiddetto colto, dalle esperienze estetiche significative e soprattutto impegnative. Sembra aver vinto a tutti i livelli nel nostro paese l’intrattenimento. Un’istituzione importante come la Scala non può ridursi ad una visione turistica, o museale, del teatro d’opera. In questa prospettiva, molte delle critiche rivolte a Lissner erano ingiustificate. Se qualche allestimento di opere italiane è apparso troppo di routine, grazie a lui la Scala ha presentato in modo organico e completo due figure del Novecento operistico, Britten e Janacek, troppo facilmente trascurate in Italia, e l’edizione completa del Ring wagneriano del giugno del 2013 è stata un’impresa di sicuro valore culturale nel senso migliore del termine. Sono stati molti, infine, i direttori di livello che hanno guidato l’orchestra della Scala nei 9 anni della sovrintendenza di Lissner. Non ultimo Esa-Pekka Salonen, che ha entusiasmato recentemente il pubblico scaligero con Elektra, ma che non sembra rientrare nei piani di Pereira.

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