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SUMMARY:Teatro delle Albe/Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi
DESCRIPTION:Sono stato in Birmania nel 2006\, da allora mi sono sempre inte
 ressato alla sua storia e a quella di Aung San Suu Kyi. Nel 2009 la mia u
 nica mostra fotografica (mi divertivo con una piccola digitale) Birmania -
  volti e colori era proprio dedicata a lei (Su flickr le foto della mostr
 a e del viaggio e anche della prima versione nella mia vecchia casa a Prat
 o). Sarà bellissimo assistere allo spettacolo delle Albe su questa figura
  eccezionale. E  in occasione della mia trasferta ravennate avremo un in
 contro con il Teatro delle Albe/Ravenna Teatro dove parleremo di teatro 2
 .0!\n\n\n\nCon VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI Marco Martinelli aggi
 unge un altro tassello alle figure-mondo ritratte in questi ultimi anni e 
 torna anche a confrontarsi con la realtà di un passato prossimo costruend
 o per Ermanna Montanari un personaggio\, ancora vivente\, ritagliato dentr
 o una storia di vita e spiritualità esemplari. Dopo il successo di PANTAN
 I\, con cui un anno fa ha vinto il premio Ubu per la ricerca drammaturgica
 \, Martinelli porta sulla scena la storia di Aung San Suu Kyi\, premio Nob
 el per la pace 1991\, conosciuta in tutto il mondo per la sua lotta per i 
 diritti civili e le rivendicazioni democratiche in Birmania.\n\n\n[caption
  id="attachment_7547" align="aligncenter" width="1024"] foto: Enrico Fedri
 goli[/caption]\nErmanna Montanari - premio Duse 2013 - è Suu\, figlia del
 l’eroe di guerra Aung San “una limpida figura di combattente per l’i
 ndipendenza della Birmania dagli inglesi – leggiamo nelle note di regia 
 - un politico che voleva democrazia e pluralismo”\, che portò la Birman
 ia all’indipendenza dal Regno Unito ma fu assassinato nel 1947 quando la
  figlia aveva appena 2 anni. Lo spettacolo segue la biografia di Suu\, sec
 ondo una scansione in 18 quadri-capitoli che seguono anche la storia della
  Birmania dove\, dal 1962\, regna la dittatura più longeva della storia. 
 Il Teatro delle Albe tesse la trama di questa vita con una drammaturgia in
  cui le parole\, come le pietre\, costruiscono la strada da percorrere.\n
 «Reverendi monaci e cittadini! Lo scopo di questo comizio è di informare
  il mondo. Il mondo intero deve sapere che il nostro popolo desidera la de
 mocrazia. Sono stati gli studenti a preparare il terreno\, sacrificando le
  loro vite. Sia reso onore al loro coraggio\, alla loro sete di verità e 
 giustizia! Ciò che conduce l’uomo a sfidare la paura è la visione di u
 n mondo in cui verità e giustizia non siano parole vuote: possono sembrar
 ci concetti fuori moda\, quando invece sono spesso gli unici baluardi cont
 ro la brutalità del potere». Sono le parole pronunciate da Aung San Suu 
 Kyi nel suo primo discorso pubblico nel 1988 in Birmania. Infatti dopo ave
 r vissuto per anni a Oxford e a New York ed essersi sposata con Michael Ar
 is\, studioso inglese della cultura tibetana\, Suu torna a Rangoon per ass
 istere la madre morente. Giunta in Birmania e profondamente toccata dai dr
 ammi che la società sta vivendo in quegli anni\, decide di rimanere lì p
 er lottare pacificamente per il suo popolo\, contro i generali e per la de
 mocrazia. La lotta pacifica di Suu e il seguito che questa donna minuta e 
 vitale ha nel popolo spinge l’esercito ad incarcerarla nella sua abitazi
 one\, dove trascorrerà più di venti anni. Oggi Suu è libera\, ma la dit
 tatura esiste ancora\, anche se molte - e da ogni parte del mondo - sono l
 e istanze che la vorrebbero presidente del suo paese.\n\n\n[caption id="at
 tachment_7546" align="aligncenter" width="815"] foto: Enrico Fedrigoli[/ca
 ption]\nLungo la fitta trama dello spettacolo che racconta oltre cinquant
 ’anni di storia recente si aprono questioni profonde su cosa sia davvero
  la democrazia e sul significato della parola giustizia\, tenendo ben pres
 ente la ricerca tutta spirituale e intima del seme della ‘bontà più sc
 andalosa”\, sulle tracce di un profondo insegnamento brechtiano. «C’
 è qualcosa di scandaloso nella vita di Aung San Suu Kyi: la mitezza d’a
 cciaio\, la compassione\, la “bontà”\, un termine che avrebbe fatto s
 torcere il naso a Bertolt Brecht – leggiamo nelle note al testo di Marco
  Martinelli - La nostra Vita è anche un dialogo con Brecht\, con quella A
 nima buona del Sezuan che qualche anno fa volevamo mettere in scena. Non l
 o facemmo allora\, e questa Vita ci ha spiegato anni dopo il perché. La 
 “bontà” intesa come la intende Aung San Suu Kyi\, e come prima di lei
  una teoria di combattenti\, da Rosa Luxemburg a Simone Weil\, da Gandhi a
  Martin Luther King\, da Jean Goss a Aldo Capitini\, (più i tanti\, innum
 erevoli “felici molti” di cui ignoriamo il nome)\, è scandalo in quan
 to eresia\, ovvero\, etimologicamente\, scelta: si sceglie di non cedere a
 lla violenza che domina il mondo\, si sceglie di restare “esseri umani
 ”: nonostante tutto». Un viaggio nella storia\, attraverso l’esperien
 za del teatro\, per scoprire che la Birmania non è “distante” ma\, è
  solo “poco lontano da qui\, come ogni luogo del pianeta”.\n«Interrog
 arci sulla vita di Aung San Suu Kyi – prosegue Martinelli - ha significa
 to interrogare il nostro presente: cosa significa “bene comune”? Cosa 
 significa “democrazia”? Cosa significano “verità e giustizia”? Ha
  senso usare queste parole\, e come? Non sono ormai usurate\, sacrificate 
 sull’altare della chiacchiera dei media? O ha senso proprio partendo dal
 la volontà di un sereno\, paradossale\, gioioso “sacrificio di sé”? 
 Di un silenzioso\, non esibito eroismo del quotidiano? Di un cercare nel q
 uotidiano “ciò che inferno non è”\, e dargli respiro\, spazio\, dura
 ta? ».\nIn scena accanto ad Ermanna Montanari\, Roberto Magnani\, Alice P
 rotto e Massimiliano Rassu interpretano un coro-giungla di generali-scimmi
 a\, demoni nat\, testimoni o giornalisti\, con un’incursione scenica di 
 Fagio. L’impasto sonoro creato dal compositore Luigi Ceccarelli\, che ha
  collaborato con le Albe in spettacoli come L’isola di Alcina\, La mano 
 e Il sogno di una notte di mezza estate\, mescola sinfonie metalliche e go
 ng con melodie orientali\, rap birmani-contemporanei e suoni di manifestaz
 ioni. Sul palco i colori e gli arredi dell’estremo oriente prendono form
 a nello spazio scenico e nei costumi a cura di Ermanna Montanari\, in un i
 mpasto alchemico in cui la regia dello stesso Martinelli intreccia la foni
 ca di Fagio alle luci di Francesco Catacchio e Enrico Isola e i video di A
 lessandro e Francesco Tedde.\n&gt\; Dopo Ravenna lo spettacolo sarà in sc
 ena a Modena (teatro Storchi\, 18 e 19 dicembre) e nel 2015 ancora a Parma
  (teatro Al Parco\, 21 febbraio)\, Udine (Palamostre\, 27 febbraio) e Mila
 no (Elfo Puccini dal 3 al 14 marzo). Qui il calendario.\n&gt\; Dal 18 nove
 mbre\, in libreria\, la pubblicazione del testo VITA AGLI ARRESTI DI AUNG 
 SAN SUU KYI di Marco Martinelli\, per Luca Sossella editore\, che già ave
 va curato l’edizione del Pantani di Marco Martinelli e del cofanetto Ros
 vita di Ermanna Montanari.\n\n\n[caption id="attachment_7544" align="align
 center" width="1024"] Una delle immagini della mostra - foto: Simone Pacin
 i[/caption]\n\n[caption id="attachment_7545" align="aligncenter" width="50
 0"] L'immagine scelta per la locandina della mostra - foto: Simone Pacini 
 - elaborazione grafica: Matteo Schiavo[/caption]\n\n&nbsp\;
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