Rifredi, memoria e futuro: il Teatro di Rifredi diventa Nuovo Rifredi Scena Aperta

Ricordi di quartiere

I miei nonni abitavano a Rifredi, nella periferia di Firenze che oggi non è più così periferia. Negli anni Ottanta quel quartiere aveva un’aria popolare, di vita vissuta: negozi piccoli, piazze rumorose, odori che rimanevano impressi nella memoria. Ricordo bene un forno dove si compravano le meringhe. Ricordo un baracchino dove si prendevano i coccoli, una merenda antica, una pallina di pasta fritta con sopra un po’ di sale, proprio in piazza Dalmazia. Ricordo il Cinema Flora, sempre lì, nella stessa piazza: un punto di riferimento per il quartiere.

E poi, a Rifredi, c’è il teatro.

Anche quello l’ho frequentato fin da giovanissimo. Ci sono entrato, prima ancora che da spettatore, anche da aspirante attore durante un laboratorio a scuola. Forse portammo in scena L’acqua cheta, ma non ne sono del tutto sicuro. Ricordo l’ansia che ci assaliva mentre ripassavamo la parte attorno alla fontana di fronte all’ingresso del teatro. Di certo – e per fortuna! – su Internet non esiste traccia di quell’esperienza.

Il nuovo teatro di Rifredi

È anche per questo che mi fa piacere parlare oggi della stagione “Altri sguardi”, che accompagna un cambiamento significativo: il Teatro di Rifredi ha infatti assunto un nuovo nome, Nuovo Rifredi Scena Aperta. Una scelta che segna un passaggio simbolico e progettuale, legato alla nuova direzione artistica di Stefano Massini del Teatro della Toscana, di cui la sala di Via Vittorio Emanuele II fa parte, insieme al Teatro della Pergola a Firenze e al Teatro Era a Pontedera (Pisa).

Il cambio di nome non è soltanto formale. Indica una prospettiva che guarda alla scena contemporanea, alla pluralità dei linguaggi e alla relazione con il territorio. La stagione 2025/2026 propone infatti artiste e artisti importanti del teatro italiano e internazionale, accanto a percorsi di formazione come il ciclo degli “Artifici”, incontri e attività che mantengono vivo il rapporto con la comunità del quartiere e della città.

Dopo artisti quali, tra gli altri, Mimmo Borrelli, Fabiana Iacozzilli, Marta Cuscunà, Chiara Guidi, Angelo Savelli, Leonardo Manzan, Davide Enia, nel finale di stagione non mancheranno appuntamenti con realtà consolidate della scena contemporanea come Lisa Ferlazzo Natoli e la compagnia Sotterraneo. Accanto a questi, arriveranno anche due produzioni del Teatro della Toscana che seguirò con particolare attenzione.

Roberto Latini e il dialogo con Pasolini

Marcello Sambati in Ánghelos – foto: Manuela Giusto

Dall’8 all’11 aprile andrà in scena “Ánghelos”, progetto ideato e diretto da Roberto Latini, che si confronta con Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. In scena, insieme a Latini, Elena Bucci, Luca Micheletti e Marcello Sambati, accompagnati dalle musiche dal vivo di Gianluca Misiti e Piero Monterisi.

Lo spettacolo rappresenta una tappa autonoma nel percorso che porterà a una riscrittura scenica del film pasoliniano. Al centro del lavoro ci sono le apparizioni dell’angelo – l’Ánghelos, il messaggero – che nel film scandiscono la narrazione. Nel progetto di Latini questi “momenti dell’angelo” diventano la struttura portante per evocare altre presenze, altre percezioni: sensazioni che precedono il momento stesso in cui vengono riconosciute.

Pasolini, nel suo film, riempie l’inquadratura di volti umani – uomini, donne, bambini – amplificando così la percezione del divino. Il teatro, in modo simile, fa emergere gli attori dal buio che li precede e li pone davanti agli spettatori come presenze fragili e disarmate, capaci di distillare umanità. In questo dialogo ideale si incontrano suggestioni che attraversano Euripide, Rainer Maria Rilke, John Milton, Giambattista Andreini, Peter Handke e Wim Wenders.

“Quem quaeritis?” – Chi cercate? – è la domanda dell’angelo al sepolcro. Ed è anche la domanda che attraversa lo spettacolo.

Il lavoro e il nostro tempo

Dopo il debutto nazionale al Teatro Era, dal 5 al 9 maggio, il teatro ospiterà “Straordinari – Cantata per la fine del mese”, scritto e interpretato da Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua.

Il lavoro affronta il tema del lavoro contemporaneo con uno sguardo insieme ironico e disincantato. Se per Sigmund Freud il lavoro era la seconda cosa più importante della vita, lo spettacolo ribalta la prospettiva: oggi sembra essere diventato la prima, al punto da definire l’identità delle persone. “Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei”.

Ma cosa succede quando questo sistema di significati entra in crisi? Quando le competenze costruite nel tempo vengono sostituite dalle macchine, dalle logiche del mercato o da modelli produttivi che hanno sempre meno bisogno di chi lavora? E cosa resta, alla fine del mese, dopo fatica, aspettative e precarietà?

Con un linguaggio postdrammatico, comico e amaro allo stesso tempo, “Straordinari” racconta la storia di tre persone che diventano cento, di cento lavori che diventano mille e di mille stipendi che alla fine fanno zero. Un viaggio nel tifone umano, lavorativo ed esistenziale di questi rutilanti anni Venti.

Simone Pacini

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marzo, 2026

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