Maremma a Veglia: Festival d’incontro fra tradizione e nuova sostenibilità

“Una stalla può diventare/ un tempio e/ restare magnificamente una stalla”, questo uno dei versi di “Per un Teatro Clandestino. Dedicato a T. Kantor” di Antonio Neiwiller e con cui Elena Guerrini, Direttrice Artistica del Festival, ha concluso la conferenza stampa di stamani. S’intitola MAV!15 – acronico di Maremma a Veglia – e sarà una kermesse teatrale dedicata al recupero della tradizione contadina d’intrattenersi, a sera, nelle vaste aree rurali, raccontandosi storie – e ricompensando l’improvvisato aedo coi prodotti della terra, quali formaggio, olio, vino. Nasce così, ormai nove anni fa, l’idea di una manifestazione ‘a baratto’ – contro la logica del cachet e nel recupero di un’usanza, che sa già pure di profezia come ricorda, la stessa Direttrice-attrice, citando Luciano Bianciardi e la sua “economia di tipo nuovo, basata non sul baratto, ma sul ‘donativo’.”.

Orti Insorti (2)Fa un brevissimo excursus, la Guerrini, ricordando la sua esigenza di mancianese di portare nel paese dei propri nonni quel teatro, che nel frattempo andava praticando – a Bologna, a Milano, recitando per 15 anni con Pippo Del Bono e poi per altri 5 con Valdoca. Ricorda le ristrettezze di budget di quel primo imput – “Le mie ‘scenografie’ erano le case del paese e l’ ‘impianto luci’ un filo di lampadine” – e di come quest’essenzialità sia diventata poi una cifra della manifestazione: “Alle compagnie non chiediamo schede tecniche”, dice, sottolineando il valore aggiunto di questo modo far teatro “a casa di…”, nelle cantine o nelle stalle, inserendosi in una nella tradizione della Festa delle Cantine – a inizio settembre, quando già i ritmi rurali della comunità prevedono un festoso momento di condivisione comunitaria per il rito di sgombero del vino dell’annata passata in prossimità della nuova vendemmia. Certo, poi la manifestazione ha presto preso il volo: fra gli ospiti delle passate edizioni risuonano nomi come quello di Moni Ovadia, Iaia Forte, Alessandro Benvenuti, il Teatro delle Ariette, Simone Cristicchi o Pippo Del Bono, per consentire a quella comunità, così poco abituata ad andare a teatro, di fruire di cose ‘alte’, che, diversamente, difficilmente avrebbero potuto vedere o conoscere. E tale è stata l’eco che lo stesso Marco Paolini ha chiesto di poter partecipare ad un’edizione successiva.
Un’operazione accolta dalla popolazione e ben compresa dalle forze economiche locali, al punto che fin da subito ristoratori e alberghieri hanno messo a disposizione ticket per gli artisti ospitati e il comune ha sostenuto l’iniziativa – quest’anno, ad esempio, destinando al festival 5000 dei 15000€ a budget per la cultura. “Destagionalizzare”, un’altra parola d’ordine, mostrando il virtuoso link fra tradizione – la vendemmia – e la possibilità di un ritorno anche in termini economici per un territorio complesso come quello di Manciano. “18mila ettari di superficie e otto frazioni a bassissima densità abitativa, reso ancor più difficile dalle conseguenze delle due alluvioni, 2011 e 2014”, ha ricordato il sindaco, Marco Galli, per l’occasione in trasferta qui a Milano insieme all’assessore Giulio Detti.

Elena Guerrini, Giulio Detti e Marco Galli
Elena Guerrini, Giulio Detti e Marco Galli

Entrambi solidali i nel sottolineare la positività di questo evento, l’assessore ha zoomato su “l’intelligenza e la sostenibilità”. “Funziona – ci ha tenuto a sottolineare Detti – perché coinvolge la popolazione […] ed è sostenuto da una micro ricettività (con una disponibilità di 3000 posti letto)”. Ne ha ribadito anche “l’originalità e il carattere estremamente innovativo” – appeal per giornalisti e addetti ai lavori, oltre che per il pubblico -, oltre alla capacità di “andare contro i campanilismi, in uno scambio positivo e costruttivo” – come confermato dall’inclusione anche del Comune di Orbetello, primo passo del progetto di estensione all’intera Maremma.
In pieno accordo con lo slogan: “Arte che nutre il territorio e territorio che nutre l’arte”. Non si tratta di spettacoli a tema ‘EXPO’, ma di un nutrimento che, se certo è quello conviviale del baratto, diventa anche metafora di un differente modo di approcciare l’arte: che diventa sostanza e risorsa di un modo altro d’intendere la vita, le relazioni di scambio e la micro economia.
Ergo: due le fasi del Festival – Orbetello dall’1 al 6 settembre – e poi Manciano – dal 18 al 21.
Stasera, frattanto, all’Umanitaria di Milano, ore 19: 500ma replica di “Orti insorti”, lo spettacolo di e con Elena Guerrini – accompagnata dal musicista Gianluca Carta -, per ripercorrere un po’ le fasi del progetto, anche attraverso le parole di maestri ispiratori quali “Pasolini, Calvino e mii nonno contadino”, come motteggia scherzosamente il sottotitolo.
In tutto ciò, gli attori/compagnie che desiderassero mettersi in contatto con Elena Guerrini per sottoporle i loro progetti, possono farlo scrivendo a questa mail: spettacolielenaguerrini@gmail.com 

Francesca Romana Lino