Quando il gioco si fa duro, in Fuorigioco con leggerezza

Il fuori gioco è quella cosa che distingue – e, probabilmente, rende perdutamente inconciliabili – l’universo (calcistico) maschile e l’altrove femminile. Ovviamente c’è dell’ironia, in quest’affermazione; e altrettanta ce n’è in “Fuorigioco”, commedia brillante che Proxima Res porta in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 6 al 18 giugno 2017.

Già la situazione è surreale. Una coppia, marito e moglie, nel fiore degli anni e di evidente estrazione alto borghese (come ci conferma l’out fit curato di lei e quello volutamente shaby schic di lui), eppure eccoli lì, sul cornicione di un palazzo, pronti a morire insieme. “Perché?”, è la domanda di Mario/Emiliano Masala, sbigottito padrone di casa, che li vede, quasi per caso, andando a fissare la bandiera dell’Italia sul balcone per la semifinale degli Europei 2012. Perché “una coppia si ammazza insieme (solo) se è unita”, dirà, molto più avanti lei, Laura, interpretata da una sempre brava e poliedrica Francesca Porrini.

Francesca Porrini, Giampiero Judica, Elisa Lucarelli ed Emilano Masala
Francesca Porrini, Giampiero Judica, Elisa Lucarelli ed Emilano Masala

S’innesca così, a partire da questo non-sense che ci mostra Laura/Francesca Porrini e Adriano/Giampiero Judica già su quel cornicione senza chiedersi come ci siano arrivati, lì, né perché abbiano scelto proprio quel luogo per il loro atto estremo, una commedia graffiante, a tratti, e dalle battute rapide e fulminanti, che s’inserisce nel solco già inaugurato da “Brugole” (drammaturgia della stessa Lisa Nur Sulta, che, con Masala , decidono di portare in scena un’ironica e divertente restituzione degli usi e costumi della contemporaneità, in cui già figurava anche Elisa Lucarelli insieme a Leonardo Maddalena).

L’idea è semplice: sfatare, con ironia visionaria, i luoghi comuni, il “buonismo” citazionistico, l’allure fintamente engagé di quelli che, dell’ “Internazionale”, leggono solo l’oroscopo e tutta quella ostentata empatia new social, di cui, chi più, chi meno, ci auto compiaciamo un po’ tutti. E mostrare che anche il politically scorrect non guasta – perché quando ce vo’, ce vo’… -: ce lo hanno insegnato innumerevoli stagioni di web series ed ora è un dato accettato e condiviso con la stessa incrollabile naturalezza con cui sappiamo che è impossibile far capire a una donna cosa sia il fuorigioco.

Questo, il patto stretto fra le due coppie (Laura e Adriano, gli aspiranti suicidi e Anna/Elisa Lucarelli e Mario, gli inquilini dell’appartamento che affaccia su quel cornicione): “Noi non cercheremo di dissuadervi, ma voi aspetterete che finisca la partita, prima di buttarvi…” “Adriano – gli strizza l’occhio Mario –, vorrai mica essere ricordato (da polizia, carabinieri… e pure dal prete) come lo stronzo di Italia-Germania?”, ironizza, ricordando i pendolari mannari sempre pronti a maledire chi decide di suicidarsi sui binari dei treni nelle ore di punta. Così, mentre aspettano che la partita finisca – facilmente intuibili, le suggestioni di quel match dalle ricadute anche politiche, economiche e culturali, oltre che calcistiche -, ne approfittano per intavolare un cicaleccio frendly. Dall’iniziale tentativo di conoscersi e cercare di solidarizzare – oggetto transazionale diventa la sigaretta, l’ultima, occasione per creare un surreale clima simil amicale -, ben presto scivolano in uno swing alla “Carnage”. Galeotta fu la domanda di rito: “Adriano, tu che lavoro fai?” e, ancor più , la sconcertante risposta, che porta Mario a scoprire che lui è li a cercar di salvare “uno che guadagna cinque volte di più di me?!”. Inizia così l’inversione dei ruoli: non più Mario ed Anna “forti” – “Anna? Noi siamo felici, loro hanno dei problemi. Facciamoli parlare…”, così Mario aveva cercato di rabbonire la stizza della compagna di fronte ai primi segni dell’arroganza di Adriano – e Adriano e Laura coppia affiatata ai limiti del patologico, tanto da decidere di farsi fuori insieme – “Io e te siamo simili nella paura di deludere quel te e quel tuo giudizio, che ci ha portati su questo cornicione”, però arriverà a concludere Laura. Ma poi le carte si mescolano, in quei novanta minuti, e quel che ne viene fuori, in questo parlare solo apparentemente casuale, è uno scenario molto più complesso, stratificato e polivoco, come la realtà in effetti sa essere. Fino alla presa di coscienza individuale, che porta ciascuno a riappropriarsi della propria identità al di là della gabbia dorata di un rapporto di coppia apparentemente impeccabile. “Bisognerebbe pensare che quel che si ha è già il meglio di quel che si potrebbe avere” Chiosa così, non senza un certa malcelata amarezza, Mario-superMario, il cui nome è capace di alludere non solo a quell’immaginario game, che ha profondamente segnato le generazioni, che sono cresciute con lui, ma anche a Balotelli – Italiano? Adottato? In che senso e fino a che punto: “Uno di noi”? -, autore della doppietta che consegnerà la vittoria all’Italia. “Già, perché noi, la fine della Grecia, non la facciamo!”, aveva giurato il tifoso, le cui parole si andavano a sovrapporsi, con ritorno sinistro, a quei titoli del tg5 fuori campo, che alludevano ad una ben altra portata della “fine” fatta dalla Grecia, soccombente alla Germania anche sul versante economico-politico.

Fuorigioco

E’ una scelta efficace, quella dell’assurdo, fino a farlo scattare nel corto circuito del paradosso irresistibile. Scevrata da qualsiasi intento realistico, psicologistico o esistenzialistico, la drammaturgia può concedersi il lusso di mantenersi nell’area franca della battuta pungente e del cortocircuito sagace e sferzante quanto basta. Una commedia contemporanea, che sa tratteggiare un quadro arguto delle idiosincrasie dell’oggi senza le complicanze causali o le esigenze giustificazioniste di chi voglia attenersi a una logica rigidamente cartesiana.

Complice anche una scenografia essenziale (curata e funzionale), un’attenzione nella scelta di costumi, luci e invenzioni registiche, ma, soprattutto, quattro attori in parte, padroni della prossemica – perché il teatro è, anche e soprattutto, corpo – capaci di affondare nel falsetto del gioco ironico, spingere nel simil caricaturale per poi ricomporsi, scendendo nel tono intimo del confidenziale, quel che ne vien fuori è una commedia godibile, capace di parlare al pubblico.

 

 

Da martedì 6 a domenica 18 giugno 2017
al Teatro Franco Parenti di Milano

“FUORIGIOCO”

di Lisa Nur Sultan
con Giampiero Judica, Elisa Lucarelli, Emiliano Masala, Francesca Porrini
progetto e regia Emiliano Masala
suoni Alessandro Ferroni
scene Andrea Simonetti
disegno luci Javier Delle Monache

produzione Proxima Res / Progetto Goldstein

Testo vincitore di Eurodram 2016
Selezione Visionari Kilowatt festival 2016

Francesca Romana Lino

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ottobre, 2022

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