Friendly Feuer: la Grande Guerra secondo Isola Teatro (consigli teatrali 26apr-1mag)

La settimana del primo maggio propone la nuova produzione di Strasse per Apache, Rolling Idols di Dancehaus a Milano, il Teatro delle Albe all’Angelo Mai, Carrozzeria Orfeo al Piccolo Eliseo, Friendly Feuer di Isola Teatro al Teatro India a Roma e molto altro.

MILANO

Rolling Idols

Rolling Idols

APACHE 2016 \ COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE DELLA FINE concept Francesca De Isabella e Sara Leghissa – con Caporales-Pasion Latina ACBI – produzione Strasse 2016. Questo progetto parte dalla domanda che ci siamo poste nel momento in cui abbiamo ricevuto la proposta di lavorare dentro una sala teatrale. L’esperienza per noi più forte praticata all’interno di uno spazio chiuso coincide con la creazione di una festa, in cui realtà più o meno vicine tra loro sono chiamate ad incontrarsi e a condividere un luogo e un tempo. Partendo da questa esperienza, abbiamo pensato di scegliere uno dei momenti di cui la festa si compone, prenderne un estratto, svincolarlo dal contesto e renderlo visibile altrove. Intuitivamente, abbiamo pensato al momento della serata meno fruito dal pubblico, quello più intimo, più sospeso: il momento della fine. Partendo dal pretesto di lavorare sulla costruzione dell’immagine della fine, decliniamo il concetto di festa a quello di collettività e l’invito all’uso della sala a chi ne manifesti un’urgenza nella città in cui viviamo. In una città come Milano molte realtà, le più peculiari e diverse, trovano strategie per riunirsi, incontrarsi, fare festa, celebrare e perpetuare il proprio rito. Il motore scatenante di questi incontri coincide col bisogno di affermare, ricentrare, difendere la propria identità, sociale, antropologica e politica. Abbiamo rivolto a una di queste realtà un invito a sfruttare la sala della Cavallerizza come luogo d’incontro, dentro cui portare la propria ritualità, ponendo una pratica artistica al servizio di un bisogno collettivo che riguarda la città, e viceversa. Ha raccolto l’invito il gruppo dei Caporales-Pasion Latina, danzatori sudamericani che solitamente provano le loro coreografie in spazi pubblici della città. Abbiamo dato loro un tempo per disporre di questo luogo, concludere il proprio momento collettivo, confluire nella città e disperdersi. Partendo da questa combinazione, costruiremo l’immagine della fine: quel momento in cui sullo spazio si deposita una calma irreale, mentre l’aria è ancora bruciante e tutto apparentemente tace. Il rito si chiude, e resta solo il brusio di fondo a testimoniarne l’avvenuto compimento. (T. Litta, 28-1mag)

CARLO GIULIANI \ Mercanti di Storie e Teatro della Cooperativa presentano in prima nazionale IL MATTO 2 – ovvero io non sono Stato una tragica farsa sul processo Giuliani e le morti di stato scritto e interpretato da Massimiliano Loizzi. Un esilarante monologo a tredici voci, una farsa tragicomica, uno spettacolo in bilico fra satira e poesia, denuncia e intrattenimento, teatro comico e teatro di parola. Un’indagine basata su documenti, testimonianze e atti processuali riguardanti i violenti fatti del G8 di Genova e dell’omicidio di Carlo Giuliani, ragazzo ucciso il pomeriggio del 20 luglio 2001. In un’incredibile girandola di ingressi, Massimiliano Loizzi dà vita a personaggi agli antipodi fra loro, grotteschi e surreali nella loro verità, mantenendo un ritmo serrato che via via sale in un crescendo di sentita denuncia, un atto poetico che è anche un atto civile e politico, con un finale sorprendente che urla a gran voce che l’unica giustizia possibile è la verità e l’arma più grande è la memoria. Il processo messo in scena come una farsa tragicomica, diviene caricatura che mette in luce le pecche grottesche della giustizia e nel solco della migliore tradizione della satira e del teatro civile, punta il dito sul silenzio omertoso dello Stato; il tutto condito dall’ironia surreale di Loizzi che perdura per tutto lo spettacolo, capace di render comici anche i momenti più drammatici, rendendo così meno pesanti gli insoluti casi dell’ingiustizia italiana. Uno spettacolo che spinge quasi con violenza a prendere parte in uno dei casi più discussi della storia della “seconda” repubblica. (T. della Cooperativa, 29-7mag)

DANZA E ROCK \ In occasione dell’International Dance Day 2016, DANCEHAUSpiù realizzerà un ricco programma articolato in due giornate che vedrà la partecipazione di artisti di rilievo della scena nazionale contemporanea, all’insegna della contaminazione tra corpo, musica rock e moda. La musica Rock si è sempre distinta per la sua fisicità e al pari del codice musicale anche il corpo ha imparato da subito a dialogare sulla scena con i linguaggi dello spettacolo e delle tecnologie mediali, affermando nuove mode ed estetiche. Sono i cantanti rock a esibire e usare il proprio corpo come mezzo espressivo, spogliandosi di fronte al pubblico in delirio, lanciandosi in balli frenetici e gesti inconsulti, cercando sempre un contatto fisico col pubblico. Il rock è “corpo in scena” e per questa ragione DANCEHAUSpiù ha deciso di dedicargli un approfondimento con l’International Dance Day 2016. Si inizia con il workshop “Rock yourself”, aperto a tutti i danzatori di diverse tecniche e stili, diretto da Susanna Beltrami e con il DJ set di Francesco Sacco. A seguire tavola rotonda dal titolo “Il corpo scenico del Rock – Riti e Icone per una nuova catarsi dell’anima” con ospiti d’eccezione e una performance site specific che prenderà vita sui muri di DanceHaus per mano dei suoi danzatori.  A raccontare la loro esperienza e il loro rapporto con il corpo e la musica rock saranno la coreografa e fondatrice di DanceHaus Susanna Beltrami, lo stilista tedesco Tom Rebl, il musicista, scrittore e regista Lory Muratti, il compositore e redattore free-lance presso Rolling Stone Italia Francesco Sacco, l’event producer Stefano Grigoli e la cantante e dj Ketty Passa. Modera la discussione Livia Grossi. La giornata culmina con la creazione coreografica Rolling Idols, una cantata per corpi elettrici ispirata alle canzoni dei Rolling Stones, interpretata dai danzatori e musicisti della Compagnia Susanna Beltrami e rimanipolata attraverso la tensione drammatica di una scrittura caleidoscopica e stratificata. Immagine filmica, costumi e un DJ set che mixa e contamina il blues degli inizi con il canto cupo e velato di Marianne Faithfull, e l’inconfondibile voce sussurrata e poi gridata di Mick Jagger. (DanceHaus, 29-30)

CORRADO D’ELIA \ Corrado d’Elia torna nel “suo” Teatro Libero, per la prima volta non da direttore, e lo fa ambientando la stanza de Il Calapranzi proprio in un teatro, proprio a Teatro Libero. Un appassionato, commovente saluto. In uno squallido seminterrato senza uscite, due sicari, Ben e Gus, sono in attesa dell’ordine che dovrebbe loro arrivare attraverso un calapranzi. Man mano che il tempo passa l’attesa si fa estenuante e i due riempiono il tempo parlando tra loro. Sembra che tutto si svolga come sempre, un’azione di routine, fatta della solita attesa e della solita noia. Ci è chiaro solo che non conoscono la loro vittima. Col passare del tempo, ecco che due dimensioni prendono forma su tutto: il fuori, misterioso, minaccioso e sconosciuto e il dentro, claustrofobico, sempre più carico di tensione, in attesa di un pericolo imminente. Dal calapranzi arrivano oggetti e messaggi incomprensibili che non fanno altro che aumentare la tensione fino a sfociare in un violento diverbio tra i due. Chi sarà la prossima vittima? Quale delle due dimensioni vincerà? (T. Libero, fino al 2)

KAFKA \ IL PROCESSO di Franz Kafka, regia Annig Raimondi. La vicenda inizia subito con un mistero: Joseph K. si trova improvvisamente in stato di arresto a opera di un tribunale, senza che il capo d’accusa nei suoi confronti gli sia reso noto. Quale colpa ha commesso K.? Joseph K. è uno scrupoloso impiegato. Dalla mattina in cui viene accusato di un misterioso delitto in poi, la sua vita è tragicamente sconvolta e si assiste a una lenta ma progressiva metamorfosi che lo trasformerà da irreprensibile cittadino modello in un colpevole pronto a varcare la soglia della legalità e della moralità pur di sfuggire alla legge. Attorno a lui ruota una selva di personaggi: vittime, carnefici, corrotti, corruttori. K. vorrebbe provare la sua innocenza, ma la sola notificazione dell’arresto significa già condanna. L’avanzamento del processo di questo Tribunale Invisibile, è solo apparente: l’inganno più grave subito da Josef K. è la convinzione che il tribunale si muova. (T. Verdi, fino al 1mag)

NUOVA DANZA \ Vetrina Anticorpi XL: GRAFICHE DEL SILENZIO Coreografie e danza: Manfredi Perego. Il progetto coreografico “Grafiche del silenzio” nasce dal desiderio di trasporre in forma scenica un percorso personale che ruota attorno a tre parole: nascita-lotta-consapevolezza. RE-GARDE Regia e coreografia: Francesco Colaleo Due uomini, specchio delle loro proiezioni, sono pronti a subire o ricevere, a dare o perdere, a essere manipolati, provocati, abbandonati. Il corpo è controllato e vigile come lo sguardo, ma non rinuncia a godere di momenti di distensione e respiro, in un tempo sospeso tra gesto e poesia. VENUS Concept, regia e coreografia: Nicola Galli. E’ il secondo episodio della ricerca coreografica di Nicola Galli dedicata al sistema planetario. L’immaginario astronomico e iconografico di Venus progetta l’avvicinamento dell’uomo al proibitivo e ostile pianeta Venere. Due figure umane vi atterrano ma la loro presenza perturba l’atmosfera del pianeta: il movimento è punteggiato da elementi che, cadendo dalla superficie, interrompono e richiamano all’ordine. CI SONO COSE CHE VORREI DAVVERO DIRTI Coreografia: Giovanni Leonarduzzi Ci sono cose che vorrei davvero dirti. Sei me più di ogni altra cosa, facciamo tutto quello che vuoi e forse non saprai mai quanto ti penso quanto ti cerco quanto mi manchi. Con te non c’è cosa che io non sia stato: divento quello che vuoi. Ci sono cose che vorrei davvero dirti; scappo dove non ci sei, a volte sparisco ma dove vado ti penso. Il nostro tempo sembra cosi poco ma ti danzo come non ho mai fatto. Una lettera a mio figlio Gabriele scritta in danza. (T. Sala Fontana, 27-28)

STEVEN BERKOFF \ Lyra Teatro in scena con Kvetch, in “yiddish” piagnisteo, una vera perla dell’autore inglese Steven Berkoff. Con ritmo sincopato e una caustica ironia, il testo svela il complicato conflitto quotidiano tra l’essere e l’apparire. Sul palco Donna, Frank, George, Hal e la suocera: persone reali, non archetipi irraggiungibili come Amleto o Edipo. Lo spettatore si identifica in loro e nelle loro vite che chiunque di noi potrebbe vivere. Ma dietro questa apparente ordinarietà, esce con forza una seconda dimensione, quella dei “kvetch” di Berkoff, autentici monologhi interiori pieni di senso e verità, in cui i personaggi esternano i loro veri e scomodi pensieri. E’ la contrapposizione tra questi due piani – la realtà sociale, con le sue convinzioni asfittiche e soffocanti, che impongono ai personaggi cosa dire e come comportarsi in pubblico, e la realtà interiore, in cui i personaggi esternano i loro pensieri – a smascherare le mille nevrosi e paranoie della quotidianità, tra quello che si deve e quello che si vorrebbe essere. (T. Caboto, 28-1mag)

ROMA

Friendly Feuer

Friendly Feuer

CARROZZERIA ORFEO \ Provocatorio, ironico e caustico, Thanks for vaselina è una cinica storia di opportunità senza buoni, cattivi o giudici raccontata dalla Carrozzeria Orfeo. Un titolo allusivo che riconduce al traffico di maijuana, un pretesto intorno al quale ruotano esistenze spinte al limite che, fra il grottesco e la cruda realtà, concorrono a dar forma a uno spaccato di devastazione umana. Gli Stati Uniti d’America, con il sostegno dei paesi alleati, hanno deciso di bombardare il Messico, distruggendo tutte le piantagioni di droga e classificando le numerose vittime come “effetti collaterali” con il pretesto di “esportare” la propria democrazia. Fil, cinico-disilluso, e Charlie, determinato animalista e difensore dei diritti civili, entrambi trentenni e con un futuro incerto, coltivano nel loro appartamento grossi quantitativi di marijuana e, con due opposte motivazioni, decidono di tentare il colpo della propria vita: invertire il normale andamento del mercato della marijuana esportandola dall’Italia al Messico. Su questo pretesto surreale si fonda la trama del testo che “esploderà” non appena nella loro vita entrerà Wanda, una trentenne obesa, insicura e membra di un fallimentare corso di autostima. Nessuno, a parere dei due, potrebbe essere più adatto di lei per diventare un insospettabile corriere della droga internazionale. Con la complicità della madre di Fil, Lucia, una cinquantenne ludopatica appena uscita da una clinica per disintossicarsi dal gioco, Fil e Charlie preparano Wanda per il grande viaggio. Tutto si complica, però, quando dopo quindici anni di assenza, torna a casa Annalisa, padre di Fil ed ex marito di Lucia, diventata nel frattempo una transessuale… (Piccolo Eliseo, 27-8mag)

DONNE \ BluTeatro con Donne d’acqua dolce spettacolo scritto, diretto e interpretato da Viviana Altieri ed Elisabetta Mandalari, attrici che attraverso il loro immaginario si pongono l’obiettivo di interrogarsi sul complesso universo femminile. Infatti mettere in scena la rappresentazione del mondo da parte delle donne è una delle cose più urgenti che le interpreti sentono di dover fare. Attraverso monologhi, sketch e personaggi ispirati ai Monty Python e alla drammaturgia contemporanea americana, mostreranno sul palco con ironia e sorriso più modi di essere donna. I loro complici saranno trucchi, parrucche, tacchi, e paillettes. Due amiche partono per le vacanze; le quattro scene di cui sono protagoniste sono intervallate dall’ingresso di altri personaggi femminili, personaggi  meta-teatrali che appartengono al mondo delle due amiche in vacanza (e da questo emergono) ma allo stesso tempo rompono la quarta parete e sono in dialogo aperto con lo spettatore che in alcuni casi viene coinvolto direttamente. I cinque monologhi/interruzioni sono liberamente tratti da “Accessories” di Gloria Calderòn Kellett e interpretati dalle due attrici con una forte caratterizzazione quasi cabarettistica. (T. Studio Uno, 28-1mag)

DYNAMIS \ Il dispositivo ludico 2115 ideato e realizzato da Dynamis permette di trasferire nel futuro una porzione del nostro spazio-tempo attraverso la realizzazione di una Capsula del Tempo. Una scatola sigillata costruita per preservare il contenuto negli anni, un contenitore di informazioni della nostra cultura destinato ad un’epoca prossima. 2115 sarà presentato all’interno di “VolontariaMENTE” all’Università LUISS Guido Carli, un progetto unico, che mette gli studenti in contatto con realtà molto diverse da quella a cui sono soliti approcciarsi. I ragazzi potranno scegliere tra tanti diversi progetti di volontariato che combinano attività concrete e di formazione, attraverso cui potranno scoprire come ogni progetto si poggia sul contributo del singolo all’interno del gruppo, potranno conoscere e incontrare realtà e storie di vita differenti dalla propria. Su quali promesse vale la pena impegnarsi nel nostro presente? Quali azioni possono lasciare realmente una traccia? Queste sono alcune delle domande a cui Dynamis cercherà di rispondere insieme ai ragazzi della LUISS coinvolti in un percorso laboratoriale e di esplorazione degli spazi, definendo il proprio tempo e la propria realtà, interrogandosi sulle proprie idee, sui propri intenti, raccontando il tutto ad un pubblico del futuro, più precisamente al pubblico dell’anno 2115. 2115 è una riflessione sui condizionamenti che caratterizzano la società contemporanea nel rapporto con il tempo, gli spazi, la ciclicità del quotidiano, la relazione collettiva e individuale con nascita e morte, ma anche la relazione dello studente con l’atto performativo, con un linguaggio cioè ancora molto lontano dalla quotidianità. (Luiss Università Guido Carli, 26)

GRANDE GUERRA \ Isola Teatro presenta Friendly Feuer (una polifonia europea) regia e drammaturgia a cura di Marta Gilmore sulla base di un processo collettivo di scrittura con Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino, Marta Gilmore, Vincenzo Nappi. “Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara. Friendly Feuer (una polifonia europea) è uno spettacolo/performance sulla relazione fra l’Europa di oggi e quella di cento anni fa, all’indomani del primo conflitto mondiale. Nell’anno di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, affrontiamo le tante possibili declinazioni del “fuoco amico”, in un’Europa instabile e segnata da una crisi che diventa condizione esistenziale permanente, dove la tragedia del singolo, quale che fosse la sua identità nazionale e/o linguistica, a fronte di una modernità feroce, parla a noi e di noi più che mai. (T. India, 28-30)

JULIO CORTAZAR \ Per la 2a edizione della Rassegna di Puro Teatro – Tre giorni di puro teatro a cura di Angela Antonini e Teatro Il Cantiere va in scena la COMPAGNIA BARONE CHIELI FERRARI con due spettacoli: A UNA SIGNORINA A PARIGI Liberamente tratto dal racconto “Lettera a una signorina a Parigi” di Julio Cortázar con Emilio Barone, regia Alessandra Chieli e Massimiliano Ferrari e LA SALUTE DEGLI INFERMI Liberamente tratto dai racconti di Julio Cortázar di e con Emilio Barone, Alessandra Chieli, Massimiliano Ferrari (T. Cantiere, 29-30)

NOSTALGIA \ Torna O DELLA NOSTALGIA di e con: Matteo Angius e Riccardo Festa. Una trasmissione radiofonica in forma di teatro. Uno spettacolo in forma di diretta radio. Un tempo in cui raccogliere quello che ha la consistenza della distanza, un luogo dove far depositare il peso degli sfioramenti. Una lista della spesa di cose che non si possono più comprare, e che comunque proprio adesso non stiamo trovando, di tentativi privati da condividere pubblicamente. Uno spettacolo che gira intorno, che la prende larga, che tenta di non affondare il colpo: si avanza per capitoli di cui si è persa la numerazione, appunti e appendici per dire di ciò di cui forse non si può dire. Echi e immagini opache di qualcosa che però lo sappiamo che c’è, da qualche parte c’è, ed è proprio quella cosa lì, si. Una scaletta come di una trasmissione, una trasmissione sempre sul punto di essere interrotta, rimandata, invasa. Un andamento a rubriche per derubricare le nostre storie: quella di tutto quello che è stato, di quello che avremmo dovuto e potuto, di quello che potrebbe. Siamo due uomini di 40 anni, o quasi. Abbiamo fatto delle cose, molte le abbiamo mancate. Comunque sia il centro sembra essere rimasto sempre un po’ più in la. Sempre in fuga. Anche questo spettacolo stavamo rischiando di farcelo scappare, ma invece. E comunque anche di questo sentiamo un’insopportabile nostalgia. (Carrozzerie N.o.t, 29-30)

PHILIP RIDLEY \ DARK VANILLA JUNGLE di Philip Ridley, uno dei più grandi autori inglesi contemporanei, maestro nel percorrere le zone più oscure della psiche umana, per raccontare personaggi estremi, con un linguaggio fatto di immagini che ci colpiscono a fondo e che ci lasciano profondamente a disagio. Nessuno come Ridley, infatti, sa cogliere il dolore, la violenza e la miseria umana. Nessuno come Ridley ha la capacità di distruggere nello spettatore ogni certezza di benessere e l’idea stessa che nel mondo “tutto va bene”. Unanime il consenso nei confronti della giovane interprete di questa edizione italiana, Monica Belardinelli, diretta dalla mano esperta di Carlo Emilio Lerici, che ha con Ridley un feeling speciale, avendo già diretto quattro opere tra le più famose del drammaturgo inglese (Mercury Fur, Vincent River, Moonfleece e il recentissimo Tender Napalm). Un allestimento di grande impatto visivo e sonoro, che si avvale delle scene di Alessandro Chiti e del disegno del suono di Giuseppe D’Amato. Senza dimenticare le immagini video di Giulia Amato e i costumi di Valentina di Geronimo. (T. dell’Orologio, 26-8)

TEATRO DELLE ALBE \ Teatro delle Albe presenta Slot Machine di Marco Martinelli ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari con Alessandro Argnani. SlotMachine racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente. Amara è la sua fine e, nel suo malato sogno di potenza, delira da solo dal fondo di un fossato di campagna, colpito a morte dai suoi strozzini, allo stesso tempo vittima e carnefice di se stesso. Il gioco è una sfinge. Come una sfinge, ci interroga sulla nostra natura. E se siamo noi a interrogarlo, a interrogarne il concetto, l’essenza, la presenza millenaria nella storia dell’umanità, come un oracolo antico ci fornisce risposte ambigue: il gioco può manifestarsi come la voragine dell’autodistruzione solitaria, oppure, al contrario, come il senso più alto e bello dello stare insieme, del miracolo della convivenza. Il gioco può rivelarsi strumento demonico o danza angelica, inferno o paradiso, perché va al fondo della nostra enigmatica natura umana. Il bivio è lì, davanti ai nostri occhi incerti e titubanti di pellegrini, e non vi è nessuna guida sicura che possa suggerirci la strada: è la nostra sorte che è in gioco, e tocca a noi e solo a noi scommettere su quale via prendere. E la scommessa non la si fa una volta per tutte: è una sfida da rinnovare ogni giorno, ad ogni ora di ogni giorno il bivio si ripresenta, implacabile. Dobbiamo puntare, in fondo, sulla strada da percorrere, è il nostro destino, la nostra destinazione: e siamo incastrati, non ci è possibile non scegliere, non possiamo non stare al gioco, al gioco della vita e della morte, non possiamo eludere e scappare. Il prezzo, e le conseguenze della giocata, saremo solo noi a pagarli: quel che, forse, possiamo e dobbiamo scegliere, è da chi e da che cosa, (Angelo Mai, 27-29)

TOSCANA

Convergenze - foto: Davide Lena

Convergenze – foto: Davide Lena

ARCHIVIO ZETA \ DITTICO SULL’ESSERE UMANO di Archivio Zeta. L’UOMO E LE COSE Ceneri di logica e morale dal “Crematorio di Vienna” di Goffredo Parise diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti musica Patrizio Barontini e Johann Sebastian Bach. Ne L’uomo e le cose siamo oltre le macerie, la fine, siamo già alle ceneri, “alla chirurgica e demonica violenza intellettuale dell’uomo sull’uomo, cremazione morale della sua essenza, sostituto ovvero transfert contemporaneo dell’eliminazione del più debole, dell’inadatto o inadattabile alle morali”. Si dibatte dell’uomo e delle cose, degli uomini diventati cose, di poligoni di tiro, di bersagli e di armi. Parise pubblicò “Il crematorio di Vienna” nel 1969. Abbiamo deciso di lavorarci anche perché totalmente rimosso dalla cultura italiana, mai più ripubblicato e attualmente fuori catalogo. E invece è una meditazione lucidissima sulla barbarie in atto, sulla violenza che regola i rapporti, una diagnosi spietata della nostra tecnocrazia, della nostra discarica morale e materiale. EDIPO RE di Sofocle diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti musica Patrizio Barontini. La storia di Edipo è quella di un “re democratico” sospeso fra amore del proprio popolo e rischio dell’assolutismo, della tyrannis; un “re democratico” che è re finché ignora i propri legami con il genos, la “famiglia” regnante di Tebe, e che cessa d’essere re proprio quando i suoi diritti di erede vengono alla luce, insieme ai suoi involontari ma abominevoli delitti, parricidio e incesto. Nella inarrestabile consequenzialità di tale storia, un eroe ignoto a sé e agli altri regna – e regna bene – solo finché il genos non torna a imprigionarlo nelle maglie di reticoli parentali moltiplicati (madri-mogli, figli-fratelli e figlie-sorelle: una sorta di super-genos). (Limonaia di Villa Strozzi e T. Cantiere Florida di FIRENZE, 27-30)

CONVERGENZE \ In occasione della Giornata Mondiale della danza GDOE.sperimenti Dance Company presenta Per… Inciso + CONVERGENZE coreografia Federica Galimberti. Ancora una volta tradizione ed innovazione sono il binomio vincente che caratterizza la nuovissima E.Sperimenti Dance Company. Un linguaggio gestuale intenso e brillante, sempre con la leggerezza dell’ironia, per un viaggio immaginario nella produzione musicale dei grandi cantautori italiani che via via hanno scritto la storia del loro tempo lasciando dietro di sé un messaggio intramontabile. Si vivono in scena quei passaggi che hanno inscindibilmente legato cinque generazioni dagli anni ’60 ad oggi, immedesimandosi nelle parole, nelle atmosfere e nelle emozioni che fanno da sfondo a riflessioni sul tema della libertà, preziosa quanto data troppo per scontata. Completa la serata Convergenze, l’interessante creazione di Federica Galimberti, con un ensemble tutto al maschile, inerente il rapporto tra la musica elettronica e il ritmo, tra la potenza e la vivacità della dinamica del movimento. Equilibri e disequilibri, stati d’animo che emergono, divergono e convergono le identità di ciascuno, passando da atmosfere cupe ed inquietanti a momenti gioiosi e solari, mai ripetitive e sorprendenti. (T. Verdi di PISA, 29)

DIVERSITA’ \ IL COLORE ROSA ideazione, coreografia, regia ALINE NARI. Il colore rosa è uno spettacolo di danza-teatro, rivolto ad un pubblico di bambini (6-11 anni) e famiglie in cui attraverso la metafora del colore si affrontano i temi della crescita, della costruzione della propria identità e soprattutto della necessità di preservare uno spazio intimo in cui accettarsi semplicemente per quello che si è, al di là degli stereotipi. Invece alle bambine si continuano a proporre giochi, scarpette, borsette, immancabilmente rosa (e di una sola zuccherosa tonalità), mentre per i maschi il rosa è un colore da evitare, da temere, da negare.  Ma chi l’ha detto che il rosa è “da femmine” e il celeste “da maschi” ? Il cielo è maschio o femmina? l’acqua è maschio o femmina? e le montagne? il temporale, le stelle, gli alberi? Il rosa, oltre ad essere stato storicamente anche un colore maschile, è  un colore ricco di sfumature difficili da imitare o da riprodurre: perché ogni rosa è unico e ognuno può essere rosa a modo suo. Attraverso una scrittura coreografica globale (danza, gesto, voce)  lo spettacolo Il colore rosa, nato anche grazie a percorsi laboratoriali sulla questione di genere, parla in modo ironico, evocativo e affettuoso del cammino difficile per riconoscersi nella propria diversità, nella possibilità di cambiare e trasformarsi. (T. San Girolamo di LUCCA, 29-30)

DONNE \ Una commedia brillante, inedita in Italia: Le nostre donne di Eric Assous. Tre amici, Max, Paul e Simon, dipingono dal loro punto di vista, maschile appunto, il mondo femminile, in un intreccio ritmato e incalzante con protagonisti Edoardo Siravo, Emanuele Salce, Manuele Morgese, diretti da Livio Galassi. Una produzione della Compagnia TEATROZETA L’Aquila. Le donne non ci sono, ma invadono la scena di Lorenzo Cutùli (vincitore dell’International Opera Awards) dai quadri di Tamara de Lempicka: donne amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi. Colpe riconosciute, colpe imputate: nessuno è innocente, né felice, né autonomo. Coppie che, come tante, trascinano le loro incomprensioni senza l’energia per affrontarle e tentare di risolverle. Una commedia preziosa, raffinata ed esperta, che attraversa tutti gli umori del presente, leggera e spietata, coinvolta e coinvolgente. (T. Studio di Scandicci FIRENZE)

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 17 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.