#Socialmuseums: i social e la cultura non sono mai stati così vicini

Mi ha fatto una certa impressione, appena entrato all’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma per la presentazione del libro che racchiude il decimo rapporto dell’Associazione Civita intitolato #Socialmuseums. Social media e cultura fra post e tweet (qui un report ufficiale), sentire Gianni Letta parlare di social, utili nella promozione museale per “chattare con la Storia“. Anche il Ministro Franceschini è intervenuto, sottolineando, tra le altre cose, l’importanza dei social per il crowdfunding, il sistema di finanziamento dal basso che funziona così bene nei paesi anglosassoni.

Dopo i due interventi politici è iniziato il primo panel, moderato dal coautore del volume Luca De Biase il quale si è soffermato più volte sul concetto di qualità anche nell’uso dei social e sulla possibilità che siano i musei e la cultura “la prossima grande cosa“, dopo il 2.0 di Facebook ecc. e la sharing economy di Uber ecc.. Il primo intervento, ed il mio preferito, è stato quello di Marianna Marcucci, fondatrice di Invasioni Digitali (prossima edizione 22 aprile – 8 maggio 2016). “Si ha engagement quando un museo va incontro alle persone” ha esordito, soffermandosi poi su parole chiave come PARTECIPAZIONE, EROI e GIOCO. “I musei sono conversazioni” è la frase che ha concluso il suo intervento.

Matteo Cassese de La fabbrica della realtà ci ha mostrato numerosi e interessanti esempi del cinema: dal crowdfunding di successo per film come Veronica Mars e Iron Sky, passando al concetto di “social media casting” (una produzione che sceglie gli attori anche in base al loro peso social) fino a come il linguaggio social possa servire a GIOCARE, CONFONDERE i codici e i linguaggi. Cito anche gli interventi di Andrea Albanese, che ha sottolineato l’importanza della CUSTOMER EXPERIENCE e di Davide Bennato che si è concentrato sulla creazione di un IMMAGINARIO e sull’approccio che può essere FAN BASED (ovvero che è importante capire come si comportano i fan e indurre a diventarlo).

Ci sono stati altri interventi ma non è il caso di riassumerli tutti, vi invito a scorrere il flusso di tweet (perchè Twitter in occasioni come questa è ancora il social più adatto) e vi lascio con due mie considerazioni. La prima è che finalmente parte del mondo culturale ha capito che i social media non servono solo a vendere biglietti e non sono solo uno strumento di marketing. La questione è molto più complessa e affascinante (basta riflettere su alcune parole chiave della giornata). La seconda riguarda il mio settore: il tema è caldo (lo confermano le numerosissime presenze di ieri all’Ara Pacis) e il teatro, consapevole delle differenze, dovrebbe imparare dai musei (come avevo suggerito più di un anno fa), prendendo spunto ad esempio dal bellissimo evento internazionale #MuseumWeek in corso in questi giorni (un hashtag al giorno per 7 giorni). Nell’ultimo anno qualcuno mi ha ascoltato (sto finalmente vedendo i primi eventi #Empty fatti nei teatri) ma mi è dispiaciuto trovare solo una collega ad un evento al quale c’è stato davvero molto da imparare. A quando un #socialtheatre?

#socialmuseums

foto: http://parole-darte-d.blogautore.repubblica.it/

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 17 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.