Granelli di sabbia: sguardi su Beatitudo

In occasione del progetto #TRENTANNIDIFORTEZZA/Milano iniziato il 29 gennaio con incontri, un laboratorio e una mostra fotografica e che culminerà l’8, 9 e 10 febbraio con lo spettacolo Beatitudo al Teatro Menotti, ospito un reportage fotografico realizzato da Stefania Bosso nelle ultime due estati nel Carcere di Volterra, durante le prove e l’allestimento dello spettacolo del trentennale della Compagnia della Fortezza fondata e diretta da Armando Punzo.

Da trent’anni, quasi ogni giorno Armando Punzo varca la soglia del Carcere di Volterra per lavorare con gli attori-detenuti della Compagnia della Fortezza e portare in scena uno spettacolo il cui progetto si sviluppa nel corso di due anni.
Ho varcato anche io quella soglia, nel biennio appena trascorso, per trovarmi catapultata in uno spazio-tempo del tutto nuovo ai miei occhi e lontano dalla mia realtà. Non conoscevo quasi nulla del teatro, nulla del carcere.
Alex Majoli, che aveva conosciuto e fotografato Armando Punzo a Volterra nel lontano 1996 durante la messa in scena de I negri, me ne parlò un pomeriggio d’inverno e da lì nacque subito un mio interesse.
Quello che ho visto e vissuto non riesco a descriverlo con le parole, che non sono il mio campo di comunicazione, ma con le fotografie.
Non mi interessava riprendere lo spettacolo in scena, che si può fruire in pieno e meglio guardandolo, curato nei minimi dettagli nella forma e nel contenuto da Armando e i suoi collaboratori.
Mi attirava l’attività laboriosa di tutte queste persone, maestranze, attori e osservatori, che instancabilmente si muovevano in ogni direzione per realizzare il progetto Beatitudo. Mi attirava ciò che facevano nelle lunghe pause tra una prova e l’altra, protetti dall’ombra delle mura o sotto il sole violento e la luce accecante: chi leggeva, pensava, osservava, ascoltava, imparava; chi raccoglieva sassolini in fondo a una piscina nera e misteriosa; chi si allenava a sorreggere altissime canne di bambù senza farle toccare tra loro; chi insegnava ai pappagalli a parlare invece che a scappare; chi, con gli occhi al cielo, sognava.

Stefania Bosso

Fotogallery

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