Resistere e Creare 2021: a Genova la danza ovunque

Dopo un’edizione in streaming Resistere e Creare 2021, il festival realizzato a Genova dal Teatro della Tosse in collaborazione con Balletto Civile e diretto da Marina Petrillo e Michela Lucenti (quest’ultima fresca di nomina a ERT nella nuova gestione Malosti) si sposta tra settembre e ottobre per declinarsi anche in una veste “outdoor”. Oltre agli spettacoli da palcoscenico (tra cui il visionario mondo alla rovescia di Anapoda di Vicari/Aloisio e il giocoso duetto tra gli aeroplani di C’est Pas grave di Cie MF | Maxime & Francesco, visti entrambi al Teatro del Ponente) nei miei giorni genovesi ho potuto constatare questo nuovo corso, figlio sicuramente della pandemia ma anche probabilmente dalla volontà di andare a cercare un nuovo pubblico per strada, nelle piazze. Per questo motivo mi è piaciuto molto il sottotitolo della rassegna Vietato ballare, che sottende l’esatto contrario: gli artisti e il pubblico hanno ballato ovunque!

Nella sezione “outdoor” di Resistere e Creare 2021 si muove Swans di DEOS danse ensemble opera studio, spettacolo itinerante con la direzione artistica di Giovanni Di Cicco: una rielaborazione del Cigno di Saint-Saen realizzato con micro coreografie dei danzatori e degli allievi danzatori della compagnia. La partenza è fissata a Piazza Giustiniani, dove ha sede l’omonimo palazzo, uno dei Rolli di Genova. Seguendo un giocoliere-guida affettiamo la città velocemente, guidati dalla danza. Il pubblico cresce man mano che le azioni si susseguono. Agli assoli si alternano le scene corali, e gli scenari urbani che scopriamo sono il valore aggiunto dell’esperienza. In totale saranno oltre 10 tappe con 20 performer coinvolti. Scoprire una città attraverso la danza è davvero una pratica avvolgente!

Mi ha coinvolto moltissimo anche la serata Confini elettrici, in collaborazione con Electropark e Patto di sussidiarietà Sestiere del Molo, una party itinerante con teatro, set musicale e video, installazioni, ballo (e nel biglietto c’era compreso anche un drink). Abbiamo cominciato in Piazza Scuole Pie con la performance Boiler Room – Generazione Y di Ksenija Martinović: uno spettacolo che affronta, attraverso danze liberatorie ad alto numero di bpm, video mashup e monologhi, il rapporto fra nuove fruizioni musicali (tu sai cos’è una boiler room?) e resistenze femminili in luoghi “difficili” (nello specifico la Palestina). Questo spettacolo spiazzante ma irresistibile era collegato, in altri luoghi della città, a djset con visual dove il popolo del festival insieme agli avventori si sono scatenati, a cicli di mezz’ora come in un flash mob, in danze sfrenate. A far da guide “spiazzanti” in questo flusso due figure ambigue, mutoidi, da rave, da scenario post apocalittico: una ragazza silenziosa completamente vestita di pannelli fonoassorbenti (la musica “dentro”) e un uomo-cassa che sprizzava musica da tutto il corpo (la musica “fuori”). Abiti/concept a cura del collettivo Revolving Doors.

La serata si conclude, di nuovo in Piazza Giustiniani, con la performance-concerto E/n/stasi di Millepiani + Piötr Lugaro: una tappa meditativa dopo la frenesia dei vicoli, un happening che diventa performance artistica con la creazione di una opera d’arte nella sua fase finale. Nello specifico è stata realizzata una scultura, un cerchio in stagno fuso realizzata con calchi durante la performance. Un finale ibrido che diventa rituale e che testimonia l’idea di intrattenimento culturale della Generazione Y (così mi hanno detto), sdraiata numerosa sui tappeti che coloravano la piazza.

Ma il rapporto danza/Genova impazzisce nell’ultimo giorno di festival: quando, munito di cuffie da “silent disco”, assisto alla performance A[1]bit di Sanpapié. Si parte dal Teatro della Tosse, andando giù per i vicoli, con una voce in cuffia che ci racconta ciò che vediamo. Fin qui, niente di sconvolgente. Solo dopo ho capito che era il tranquillo preludio al delirio che sarebbe successo dopo. Si perché a un certo punto, sempre nella Piazza Scuole Pie, incontriamo i performer. Dopo un primo momento senza sussulti, i danzatori entrano prima in piazza San Lorenzo poi nell’attigua via San Lorenzo (trafficatissima la domenica) scatenando il panico, prima verso gli spettatori, poi verso chi stava passeggiando, ignaro di tutto. Ed ecco che entrano nello spettacolo automobili che vengono bloccate, cani che abbaiano impazziti, mamme con bimbi attoniti di fronte a una scena che li invade. E noi spettatori, perturbati dalla sinfonia 1-Bit di Tristan Perich, non solo assistiamo ma interveniamo, ci muoviamo seguendo i danzatori, sorridiamo tra di noi, ci divertiamo vedendo le reazioni bizzarre dei passanti.

Grazie a queste performance urbane di Resistere e Creare 2021 ho scoperto un’altra Genova, e probabilmente anche chi ci abita l’avrà trovata più affascinante, colorata dalle danze più contemporanee che possono invadere una città.

Piccola gallery Resistere e Creare 2021

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