Smart Walking Theatre: Filippo Arcelloni e la via Francigena

Da quando nel 2013 ho realizzato, in collaborazione con il Teatro Metastasio di Prato, il progetto Il teatro… su due piedi insieme a 30 allievi attori sulla via Francigena toscana e in Francia, son sempre stato attratto dalle contaminazioni tra lo spettacolo dal vivo e il cammino.

A Milano, qualche anno fa, con Francesca Serrazanetti di Stratagemmi Prospettive Teatrali avevamo realizzato un incontro sul “teatro che cammina”, coinvolgendo attori e teatranti che si muovevano in questo largo territorio. Avevamo notato come le possibilità di interazione fra questi due mondi fossero davvero numerose.

Recentemente, al festival Inbox di Siena, ho conosciuto Filippo Arcelloni, attore, regista e organizzatore, direttore artistico del Teatro Trieste 34 di Piacenza e della compagnia Piacenza Kultur Dom, che mi ha raccontato del suo progetto triennale sulla via Francigena. In seguito ho deciso di rivolgergli alcune domande per raccontare questa “pazzia” e lanciare la seconda tappa in partenza quest’estate.

Simone Pacini: Filippo, che formazione teatrale hai? Quando hai deciso di far coincidere il tuo mestiere di teatrante con la tua passione per il pellegrinaggio?

Filippo Arcelloni: Ho una formazione teatrale variegata, i primi esperimenti teatrali risalgono attorno agli otto anni, quando mi capitava di fare le “scenette” per le serate dei campi scout. Attorno ai 24 anni assieme ad altre 3 ex scout fondo Manicomics Teatro, compagnia amatoriale, con cui realizziamo diversi spettacoli visual comedy avendo come stile il clown di Lecoque. Nello stesso tempo divido il lavoro con i corsi serali della Scuola dell’Arsenale di Milano, metodologia Lecoque e successivamente frequento il Laboratorio dell’Attore di Raoul Manso a Milano, metodologia Strasberg. Da lì, a 30 anni lascio il lavoro e incomincio la mia carriera lavorativa nel mondo del teatro. 
Nell’inverno del 2020 in piena pandemia ho incominciato a pensare ad un progetto che mi permettesse di incrociare il teatro con la mia voglia di camminare e pellegrinare. Da qui il Gran Tour Francigena 2020 che poi è diventato nel 2021 Smart Walking Theatre.

SP: Nell’estate del 2020 hai realizzato la prima parte del tuo Grand Tour Francigena: le 48 tappe della celebre via dal San Bernardo a Roma, ma non solo! Ci racconti come è andata?

FA: Splendidamente, sia per la bellezza del cammino che per gli incontri “umani” che il progetto mi ha permesso di fare. Il progetto prevedeva che ad ogni tappa realizzassi un video intervistando artisti che incontravo sul cammino interrogandoli sulla loro arte e il Covid 19. Il risultato finale, assieme alle immagini del cammino, è visibile nei 48 video presenti sul canale Youtube del Teatro Trieste 34. Ma la cosa più importante è che ho riscoperto, durante il cammino, l’uso di tre parole che da anni non pronunciavo, “che bello”, “ritornerò”, “grazie”. E un grazie è ancora doveroso alle 20 persone, per 20 tappe, che mi hanno ospitato gratuitamente donandomi una cena e un pernotto in aiuto del progetto.

SP: Per questa seconda edizione, in partenza il 23 agosto, hai realizzato una conferenza/spettacolo, che “doni” in cambio dell’ospitalità per la notte e di un donativo del pubblico (qui c’è il progetto completo con i dettagli per chi vuole ospitarlo). Cosa ti aspetti da questo secondo pellegrinaggio teatrale?

FA: Penso sia un progetto più difficile rispetto al 2020, molto dipenderà dalla voglia delle amministrazioni di prendersi carico della parte organizzativa della conferenza. A seconda dei momenti della giornata il mio umore in merito varia da “sarà una catastrofe” a “sarà bellissimo”, ma mi è chiaro che, ancora una volta, mi metto in crisi uscendo dalla mia “comfort zone”, cercando di crescere nei tratti caratteriali più deboli e incerti. Caratteristica che dovrebbe accompagnare ogni percorso artistico che preveda la ricerca e il cambiamento, interrogandosi sul senso dell’arte che andiamo creando. 
L’immagine di questo momento, è vedermi che cammino nel deserto verso un’oasi che ancora non vedo, ci vuole fiducia in sé stessi e un pizzico di follia.
Venendo allo spettacolo, “Camminare, pellegrinare” è una conferenza/spettacolo, scritta come una sorta di abbecedario del camminare, dove ad ogni parola racconterò fatti ed esperienze del cammino. Alternando, in base al tipo di pubblico presente, momenti di racconto a braccio con pezzi di narrazione teatrale, lasciando un ampio spazio alle domande che mi verranno poste. Obiettivo finale è informare sulla Via Francigena, spiegare cosa vuol dire essere pellegrino ai giorni d’oggi e mettere voglia al pubblico di provare una esperienza di cammino.
In questo baratto c’è anche la possibilità, per le strutture che vorranno ospitarmi, di realizzare una puntata di Pc_Radio_Cult, una web radio che si occupa di promuovere la cultura e il territorio che attraversa. Nel mio caso ho condotto una rubrica settimanale parlando del cammino e della Via Francigena. All’interno del progetto è previsto, dove possibile, che durante il cammino continui la rubrica intervistando artisti e operatori culturali che operano sul territorio attraversato dalla Via Francigena.

SP: Il progetto Smart Walking Theatre si concluderà nel 2022. Al di là della “follia” e della sua “impossibilità”, si tratta di un progetto economicamente sostenibile? Come si finanzia?

FA: in questa fase il progetto è come una start up della new economy, deve ancora crescere in attesa di vedere i ritorni economici soddisfacenti. Per ora le entrate previste, che porteranno a pareggio il bilancio, sono tre: il “donativo” del pubblico, una sorta di “cappello” che farò dopo ogni conferenza/spettacolo, il contributo economico della compagnia teatrale PKD ricavato da un bando attività culturali e la campagna di crowdfunding partita il 15 luglio su www.ideaginger.it Smart Walking Theatre & Via Francigena.

SP: (Qui metto una citazione del libro che devo trovare). Secondo te quali sono i punti di incontro fra il teatro e il cammino? E cosa invece divide profondamente questi due mondi?

FA: Con una battuta direi che a volte il teatro viene fatto come il cammino: “con i piedi”, cioè male! A parte gli scherzi, il percorso di creazione di un’opera teatrale può essere paragonata ai passi di una tappa sconosciuta, dove a ogni passo trovi qualcosa di nuovo, incontri tratti difficili e faticosi da superare e poi a un certo punto arrivi alla fine, alla creazione. A volte incontri panorami che ti lasciano incantato e stordito come può capitare durante la visione di uno spettacolo, vedi albe e tramonti che valgono nell’intimo un testo di Shakespeare. A volte quel che provi durante un cammino ti fa capire ancor meglio le parole che reciti in scena. Quello che divide è che il teatro è diventato un atto rituale che si svolge sostanzialmente al chiuso, dove nulla è lasciato al caso, tutto è studiato per incantare. Nel cammino, invece, sei sempre in spazi aperti dove l’incantamento avviene per una serie di atti casuali, come il salto di un capriolo che sbuca su un sentiero di montagna, che in quell’istante si fondono per diventare un unico armonico, ancora più prezioso perché dura il tempo di un istante e non è ripetibile.