Comunicare teatro su Facebook (e non solo): consigli su cosa non fare

Comunicare teatro

Nel 2017 se vuoi comunicare teatro devi affidarti in gran parte al web 2.0! I social possono essere un buono strumento per ampliare la tua community, ma è fondamentale avere sempre presente che gli utenti vanno coinvolti e non semplicemente informati. Il primo consiglio, semplice, è: pensa bene ad ogni post che scrivi! E’ meglio un post scritto con un ragionamento accurato che dieci scritti in fretta. Ad esempio, se sei un ufficio stampa, ti prego evita frasi novecentesche come “grande successo di pubblico e critica” oppure aggettivi troppo autoreferenziali come “pluripremiato”, “acclamato”, “imperdibile”, “esilarante” oppure abusati come “surreale”, “irriverente”, “spiazzante”, “poliedrico”, “dissacrante” e “suggestivo”. Oppure usali, ma sappi che non aumenterai nemmeno di un’unità il numero degli spettatori in sala! Più che le le recensioni, condividi i commenti dei tuoi spettatori: sono importanti!

Se sei un critico, oltre a consigliarti di aprirti un blog invece che di regalare contenuti a testate che non ti pagano, per favore evita di pubblicare i tuoi articoli scrivendo “il mio sguardo su” o cose del genere. Sii consapevole che il tuo sguardo interessa relativamente a pochi. Inoltre, ti prego: non taggare decine di persone solo perché vuoi che leggano il tuo articolo. Qualcuno lo farà ma con molti altri (compreso me) avrai un effetto boomerang: saranno talmente infastiditi che non cliccherano mai su quel link. Devi trovare il modo di coinvolgerli in qualche altro modo. Il tag è utile per ingaggiare la tua community, e per motivare i tuoi stakeholder. Ma il lettore lascialo in pace!

Se sei un artista, evita gli aggettivi “urgente” e “necessario”: potresti risultare ridicolo. Inoltre, ti supplico, non postare i tuoi spettacoli scrivendo “vi aspetto a”, “vi aspettiamo” e cose simili. “Aspetta e spera” mi viene da dirti, così rischi davvero di apparire antipatico (e supponente). Raccontami qualcosa, coinvolgimi, emozionami: in questo modo forse a vedere il tuo spettacolo non verranno solo i tuoi amici!

In generale, non hashtaggare sempre tutto, fai brutta figura. Gli hashtag servono per generare conversazioni, fuori dal teatro l’hanno capito tutti. Se non hai capito come funzionano, non usarli. Se usi la posta elettronica, fai bene lo approvo ma ti chiedo: lo sai cos’è il ccn? Usalo, ti prego. Su Facebook, evita i secondi profili tipo: bis, 2, due, amicizieesaurite, napoli secondo estratto, rambo 2 la vendetta. Sono veramente inguardabili. E poi evita la terza persona!

“E quindi che bisogna fare”: mi chiederai. Non c’è una regola ma solo suggestioni: racconta storie, storie quotidiane, descrivi i tuoi valori, dialoga con i tuoi utenti, crea immagini e video, rispolvera vecchie foto, descrivi il tuo territorio. Io lo chiamo “social media storytelling“! 😉

PS: grazie a Elisa che mi ha aiutato nell’elenco degli aggettivi!

Amici, porto di Bari - foto: Pia Nocella

Amici, porto di Bari – foto: Pia Nocella

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 13 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.