Invisible Cities festival: arte multimediale urbana in Friuli

A Gorizia, terra di confine dove convivono da secoli l’anima italiana, quella austriaca e quella slava, si sta svolgendo, grazie al co-finanziamento del programma Creative Europe dell’Unione Europea, la prima edizione di In\visible Cities – urban multimedia festival. Capofila del progetto che coinvolge cinque nazioni è l’associazione Quarantasettezeroquattro (il nome ricorda che Italia e Slovenia sono state divise da un confine dal 1947 al 2004).

Aperitivo con gli artisti - foto: Rebeka Bernetic

Aperitivo con gli artisti – foto: Rebeka Bernetic

Arte multimediale e guerra

Invisible Cities Festival è un’occasione per “riflettere e agire sulle dinamiche che legano spazi persone ed emozioni attraverso le potenzialità offerte dai linguaggi della multimedialità e dell’interattività” con un focus su “la città e la guerra” per questa prima edizione nel Centenario della Grande Guerra che oltre a Gorizia coinvolge le città di Nova Gorica, Miren e Trieste.

Un festival che si preannuncia una sfida culturale, un ponte per l’incontro fra i popoli oltre i confini, una speranza per la definitva fine dei conflitti attraverso le contaminazioni artistiche e multimediali, come dimostra l’installazione “Xantippe”: una enorme pistola progettata da Miek Uittenhout che campeggia nella centrale piazza Vittoria e con movenze da toro meccanico segue gli spettatori che le cedono lo sguardo.

Xantippe

Xantippe – foto: Rebeka Bernetic

Urban Experience

Con Urban Experience e insieme a Carlo Infante ho condotto un workshop di Performing media Storytelling al quale hanno partecipato esponenti del CSS Teatro di Udine, dell’associazione Pina (Slovenia), di Metamedia (Croazia), della radio dell’Università di Trieste, oltre a blogger, videomaker e alcuni componenti dello staff. Insieme abbiamo discusso, pubblicato e analizzato le potenzialità di un racconto collettivo sul web attraverso il Twittering, gli hashtag, lo Storify e i vari social media. Carlo (al quale ho passato il testimone “consegnandogli” la classe alla stazione di Gorizia, lui in arrivo io in partenza) ha anche condotto alcuni radio-walkshow attraversando la città e gli appuntamenti del festival.

Incontri e seminari: il festival Docucity di Milano, che dal 2006 presenta opere che intendono documentare la città attraverso il cinema di non-fiction. Durante la mini rassegna che presentava alcune opere ho visto: “120 mt. s.l.m.” di Giuseppe Baresi (uno sguardo intelligente e poetico sui confini di Milano), “42 storie da un edificio mondo” di De Mattia/Cogna sul mitico palazzo di viale Bligny 42, “Dobla Forza” di Ogino:Knauss sul quartiere Alamar in periferia de L’Havana, “People’s Park” un lungo piano sequenza in un affollato parco cinese e “Gut Renovation” punto di vista militante sulle recenti riqualificazioni urbane selvagge di Brooklyn. Ma anche il progetto di audio mappatura “Parla Gorizia” attraverso l’app HearUsHere a cura di Klasien Van Zandschulp, James Brian Graves e Fosca Sensi.

Performance multimediali

Non potevo certo farmi mancare il teatro: la navetta ci porta oltre confine a Nova Gorica verso il Teatro Nazionale Sloveno nome originale? Dove va in scena “Nora Gregor” spettacolo multimediale in tre lingue (quelle dei coproduttori Teatro Nazionale Sloveno, Il Rossetti di Trieste e la Schauspielhaus di Graz) che alterna dal vivo l’ascesa e caduta (vittima anche lei della Grande Guerra) della grande attrice del primo novecento che da il nome dello spettacolo a una storia più intima, personale, umana sulle contraddizioni e privazioni dei conflitti mondiali e delle frontiere. Per la musica invece una grande scoperta per me il rock noir dei Bachi da Pietra, accompagnati da emozionanti visuals a cura di Fatima Bianchi e Paolo Ranieri che mescolano alcune storie visive dagli archivi di famiglia ispirate alle musiche del duo.

Age of plenty

Age of plenty – foto: Rebeka Bernetic

C’è anche tempo per un “biciere” con paninetti (prosciutto cotto al rafano e salsiccia di Vienna) nel tipicissimo bar “Ai Due Club”.

In città

Tra le installazioni, frutto del lavoro di decine di artisti in residenza: le grandi fotografie di “Age of Plenty” (di Eva Sajovic) che ritraggono i volti (uniti alle voci) dei goriziani davanti alla crisi e si  impossessano della città sulle saracinesche abbassate e le mura. Age of plenty è anche un ciclo di workshop che incitano alla resilienza di fronte alla crisi. “Non dobbiamo andare a farci ammazzare da stupidi” è una proiezione a cura di Elisa Serravalli che diventa un memoriale sulla Grande Guerra nella scalinata dell’ex ferramenta Krainer, storico e affascinante vecchio negozio in via Rastello un tempo centro commerciale di Gorizia adesso in crisi. Guerra, confini: sempre in via Rastello viene proiettato su un enorme telo che divide in due la strada “Time Machine” (Yuri Pirondi, Ines Von Bonhorst e Alexandra Baybutt), videoproiezione dall’effetto molto scenografico e coinvolgente. Piazza Vittoria diventa parco giochi interattivo per bambini e non solo con le proiezioni site-specific di “You are here.. somewhere else” a cura di Mathieu Terceux musiche di Edouard Souillot (dalla Francia) e con l’installazione interattiva “The Journey: Gorizia” (Luca Roncella): grazie a un touchscreen inserito in un videogame da bar le foto dela città diventano immagini 3d dalle infinite possibilità.

You are here... somewhere else - foto: Rebeka Bernetic

You are here… somewhere else – foto: Rebeka Bernetic

Sempre Gorizia è protagonista di “La città svelata” di Forcity: una giungla di cartoline e i video diventano un prezioso salotto dove suggire alla calura: la Galleria Bombi che buca la collina. Belle anche le proiezioni “Soldiers. Operation Market Garden and the rinheland Offensive” a cura degli olandesi Tom Haex, Ferdinand Maks e Sara Kuipers.

C’è tempo anche per il chillout con le installazioni “Dreamachine 2.0” (tende e materassi con video a cura delle olandesi Sarah Kuipers e Suzanne Van Dongen) e “16 channels” (Kruno Jost) una scultura sonora da abitare interamente alimentata da fonti di energia rinnovabile.

E poi, molto altro che mi sono perso e che puoi rivivere negli Storify realizzati dai partecipanti del workshop (in fondo al post), nelle fotografie e nei video!

 

Storify 1 di Udruga Metamedij

Storify 2 di Udruga Metamedij

Storify di Elisa

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 13 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.