Il cielo sopra Belluno, “uno spazio in cui sentirsi meno soli”: intervista a Vassilij Mangheras

di Ivan Ferigo

“Il cielo sopra Belluno” alza l’asticella. Guardando lontano e alto… verso il cielo. Puntando ad evolversi da rassegna estiva a vero e proprio festival di teatro contemporaneo. Il cartellone curato da Tib Teatro torna da domani 26 giugno all’11 luglio alla Casa delle Arti, con un’edizione – la 6a – dedicata interamente alle compagnie e artisti Under 35. Una direzione corroborata dal prestigioso finanziamento ottenuto attraverso il bando nazionale “Per chi crea”, promosso dal Ministero della Cultura e gestito operativamente dalla Siae. Ad un giorno dal via, è il momento opportuno per mettere a fuoco, con Vassilij Gianmaria Mangheras, co-direttore artistico insieme a Daniela Nicosia (insieme nella foto di copertina), la crescita del progetto, le tematiche della rassegna (e del talk introduttivo), le sfide della scena contemporanea oggi. 

Che momento sta vivendo “Il cielo sopra Belluno”? 

«Nato come rassegna estiva, anno dopo anno si sta sempre più trasformando in un festival: questo è il nostro indirizzo. Ciò all’interno del contesto della Casa delle Arti: uno spazio riqualificato da ex caserma militare a luogo di cultura, oggi dotato di una sala teatrale, salette dedicate alle attività artistiche, un’arena all’aperto e una foresteria. Da sei anni lavoriamo perché questo luogo diventi un punto di riferimento nazionale per il teatro contemporaneo e le nuove generazioni di artisti».

Da qui il sottotitolo “Under 35”.

«Siamo tra le sette realtà nazionali che hanno vinto il bando Siae “Per chi crea”. Questo sostegno ci permette quest’anno di ospitare compagnie e artisti Under 35 provenienti da tutta Italia. Non emergenti, ma nomi ormai affermati sui palchi nazionali. È per noi un riconoscimento importante, che qualifica il lavoro svolto in questi anni e ci consente di rafforzare una linea artistica che ha sempre privilegiato la nuova drammaturgia e la ricerca contemporanea».

Anche il format cresce.

«Quest’anno aumentano gli appuntamenti: da quattro a cinque, più un talk culturale. E introduciamo due weekend completi, con spettacoli sia al venerdì che al sabato (26-27 giugno e 10-11 luglio), con una formula abbonamento ad hoc. È un passo ulteriore verso l’idea di un festival di 4-5 giorni che immaginiamo per il futuro. Non vogliamo però limitarci a proporre spettacoli. Il nostro desiderio è creare un luogo di scambio e d’incontro tra generazioni diverse. Chi arriva alla Casa delle Arti può concedersi, dalle 19.30, un aperitivo al tramonto a base di vini e prodotti locali a cura di Exprimo ed Expiloni, in un’atmosfera conviviale; alle 21 assistere a uno spettacolo sotto le stelle; e poi incontrare gli artisti e intanto concludere la serata ballando e divertendosi con un dj set. Questo il format di tutte e cinque le serate. È un modo diverso di vivere il teatro, abbattendo le barriere tra pubblico e performer, respirando un’atmosfera nazionale». 

Il cielo sopra Belluno – un momento dell’edizione 2025

Qual è la forza de “Il cielo sopra Belluno”? 

«Un nutrito gruppo di volontari e collaboratori che lavora con entusiasmo per rendere possibile una visione comune. Vogliamo offrire un’alternativa capace di unire convivialità e cultura, leggerezza e approfondimento. Uno spazio in cui le persone possano sentirsi meno sole, nutrendo insieme la mente, l’anima e anche il piacere di stare insieme».

Veniamo al cartellone. Quali i temi che lo attraversano?

«Gli spettacoli sono scelte artistiche mirate, con artisti giovani che sanno raccontare e rappresentare il presente. Tutte opere che parlano del nostro tempo attraverso linguaggi innovativi. “Scemi del villaggio” di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri (26 giugno) offre uno sguardo satirico e irriverente sul rapporto tra città e provincia, sul significato di “spazio pubblico”. “Il teatropostaggio da un milione di dollari” (27 giugno) di Pallaksch è uno spettacolo innovativo, tra performativo e digitale, che avverrà in parte in diretta sugli smartphone, su Telegram. “Quello che non c’è” di Giulia Scotti (3 luglio) è una storia familiare di assenza costruita sulla scena attraverso il dialogo tra la parola e il fumetto. “Pluto. O il dono della fine del mondo” del Gruppo della Creta (10 luglio) riprende il classico di Aristofane per un’indagine ironica sul valore del denaro. Infine, “SP 33” (11 luglio), con regia di Giulia Bartolini e in scena Francesca Astrei (premio Ubu 2025 come miglior attrice under 35), la nostra Grazia Capraro e Giulia Trippetta; una commedia nera, un dramma familiare in frantumi, una storia di provincia che non consola né redime. Dopo ogni spettacolo ci sarà un dj set: nell’ordine con Mowgli, Pietro Gain, Riva Disco, Retro4Love + Illazi, Ultimo dei Problemi + Cavarzano3000». 

Ad introdurre la rassegna, domani dalle 16.30, un’altra novità: il talk “La fine dell’autofiction? Riflessione sui limiti della narrazione autobiografica”. Di cosa si tratta? 

«Un’occasione gratuita, aperta alla cittadinanza, per discutere – con artisti, critici, operatori culturali, ma anche spettatori – di una delle questioni più interessanti del teatro contemporaneo: lo stato dell’autofiction, il racconto di se stessi rielaborato con una parte di finzione. Una pratica che non sempre diventa universale, ma a volte cade in personalismi che allontanano lo spettatore. È un genere arrivato al tramonto? Esistono nuove forme? In che termini il privato oggi può dirsi davvero politico? Quando il racconto dell’io smette di essere un dispositivo di rottura? Dove finisce la messa in arte e dove comincia l’esposizione e la promozione del sé? Moderati da Graziano Graziani, critico, scrittore e voce di “Pantagruel” su Rai Radio 3, interverranno artisti come Marco D’Agostin, Eliana Rotella, Francesco Alberici, Lorenza Guerrini, Niccolò Fettarappa, Ermelinda Nasuto, e critici quali Simone Pacini e Lorenzo Donati. Ma non sarà solo un incontro di settore: dagli artisti, oltre alle loro riflessioni sulle proprie modalità di espressione e scrittura e riguardo a dove vogliono andare ora nel loro racconto, potremo ascoltare anche delle brevi letture di loro elaborati: piccoli spazi di performatività. Belluno, con la Casa delle Arti, diventa così un luogo dove anche ci si interroga sui mutamenti del teatro contemporaneo nazionale. Crediamo sia un’opportunità significativa per la città e per tutto il territorio».

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