Jaipur: nei festival della città rosa del Rajasthan

Jaipur è una città ricca di cultura e tradizioni, basta pensare che nell’arco di soli 12 giorni abbiamo potuto presentare MADE IN ILVA in due Festival differenti: il Jaipur international Festival, dove siamo andati in scena il 7 marzo nel prestigioso Jawahar Kala Kendra, un centro per le arti contemporanee, davvero all’avanguardia qui in India, e le 8th Theatre Olympics, che hanno inserito nel programma una replica straordinaria del nostro spettacolo nel gigantesco auditorium Ravindra Manch .

Due contesti molto diversi, il primo, un Festival indipendente organizzato da un giovane e “rampante” direttore artistico che ha portato nella sua città artisti dall’Inghilterra, dalla Malesia, dall’Uzbekistan e, nel nostro caso, dall’Italia. Il secondo, il festival più grande mai realizzato in Asia, con in cartellone i nomi più noti del panorama teatrale mondiale.

Il Jaipur international festival è nato quest’anno, ed abbiamo avuto l’onore di far parte della prima edizione. Il suo direttore artistico, Abhishek Mugdal, organizza nella sua città anche un grande Festival, dove confluiscono tutte le arti tradizionali indiane del Rajasthan. Questa regione dell’India è infatti ricca di cultura, in particolar modo danze tradizionali, arti circensi e di strada ma, paradossalmente, fuori da Jaipur il teatro si dilegua e non riesce ad arrivare fino al deserto, ai confini con il Pakistan.

Ci colpisce la discussione con un ragazzo che lavora in un ristorante a Jaislamer, nella desertica estremità ovest della regione, che ci chiede i nostri contatti non appena gli diciamo che siamo qui per lavorare in teatro, che abbiamo portato il nostro spettacolo in diverse città dell’india, che abbiamo insegnato alla National School of Drama e che stiamo per partire per Mumbai dove ci aspetta una conferenza internazionale che ha come tema: Chi o cosa limita il mio teatro?

Un tema che sicuramente apre verso un aspetto critico molto forte nei confronti del sistema teatrale italiano. Da qui, le regole degli scambi, delle “raccomandazioni”, delle mode e dei finanziamenti della nostra piccola Italia ci appaiono lontane, ma la riflessione ci riporta già in qualche modo sulla strada di casa. Qui le problematiche sono sicuramente di altro tipo, il ragazzo del ristorante vuole scriverci per capire come fare a iniziare un percorso teatrale nella sua città dove non c’è un teatro, né come edificio, né tantomeno una compagnia, un gruppo, o singoli che possono insegnargli a fare teatro. In questa bellissima città nel deserto, il teatro praticamente non esiste! E’ strano pensare che mentre il Festival più grande del mondo, le Theatre Olympics, si sta svolgendo da due mesi in tutta l’india, con conferenze stampa che passano da una città all’altra, un pubblico foltissimo, attenzione della stampa, maestri internazionali, conferenze e molto altro, a “pochi” kilometri da Jaipur, una delle città culturalmente più vive, il Teatro non è ancora arrivato.

Particolare di Jaislamer, la città dorata nel deserto del Thar

Anche in questo i contrasti dell’India si percepiscono in maniera chiara, tuttavia quello che accomuna tutto e tutti, in ogni luogo e in ogni contesto, in questo paese, è la grande curiosità e la voglia di creare qualcosa di nuovo, di dialogare con tutti senza limiti culturali.

Lo dimostra il ritorno di pubblico, le tante domande poste dagli spettatori durante l’incontro Meet the director, organizzato subito dopo la replica alle Theatre Olympics, l’onnipresenza sui giornali il giorno seguente alla prima replica. Inizialmente credevamo che, essendo stati da poco nella stessa città e con lo stesso spettacolo, il pubblico sarebbe stato di meno. Ci spaventava un po’ entrare in scena in un teatro da 600 posti senza sapere quanti di questi sarebbero stati occupati, ma l’India è un posto in cui tutto può accadere e in cui crediamo che tutto potrà accadere nei prossimi anni.

Teatro pieno, gente in piedi per gli applausi, spettatori che vengono ad abbracciarci, e addirittura, cosa che a noi appare incredibile, lo stesso critico teatrale che torna con piacere a vedere lo spettacolo a distanza di pochi giorni nuovamente, con piacere e con amore per il proprio lavoro, dandoci nuovi spunti. Sarà proprio lui, a salire personalmente sul grande palco del Ravindra Manch per il ringraziamento ufficiale e la consegna dei fiori alla regista (imprescindibile qui in India).

Gli abbracci del pubblico

E mentre rievochiamo le emozioni e le sensazioni vissute a Jaipur, stiamo già sorvolando il Rajasthan alla volta di Mumbai, dove ci aspetta davvero l’ultima tappa della nostra partecipazione alle Theatre Olympics, o forse no? In india tutto può accadere…continuate a seguirci per scoprire con noi se riusciremo a rientrare in Italia o se ci aspettano altre sorprese in questa terra meravigliosa!

Vi lasciamo con alcune delle frasi più evocative del critico Ashok Atreya, e con il video del backstage delle repliche a Jaipur, in attesa di ritrovarvi per la prossima pagina del diario di viaggio delle Theatre Olympics su instabilivagantiontour per fattiditeatro.

La tournée di Instabili Vaganti in India è sostenuta da Regione Emilia – Romagna e istituto Italiano di cultura di New Delhi.

Una scena di MADE IN ILVA al Jaipur International Festival

 

MADE IN ILVA is not a pre-mature or a post mortem delivery.Its a human machine delivered in time without any Jesus or Marx…as this is a pure theatre well organised to the precision of ultimate creativity.May be its a post industrial scandal but its justification is no phenomena.

The best part is the actors and directors perfect combination of concept and the most intricated projections of the subhuman condition by which a factory work is converted into a machine.

EVEN THE MUSIC OF THE PLAY IS ALSO IN HARMONY.

There is a complete rhythm of alienation and exploitation and the solo actor has transformed his total energy into the agony, as if some obsessive compulsion has taken deep root in the body-mind set of the actor Nicola Pianzola who sees no escape from this grave situation.

I REMENBER FRANZ KAFKA’S METAMORPHOSIS HERE ..and Gregor Sanza, who wakes from a dreadful dream and find himself converted into a gigantic insect. The situation is here factory but not home. But I WOULD LIKE TO ADD, THE UNFORTUNATE PART.The bad luck..as there seems no ray of hope here..and IF WE REMEMBER BERNARD SHAW, WE DO NOT SEE ANY SCOPE OF A KISS..WHICH COULD STOP THE CLOCK. A good theatre..no doubt.

…..Made in ILVA: The ultimate theatre….It was a horrible experience to see how the man is trnsformed into a machine and the whole human civilization into A monstrous industry or a factory through the proces of ”Brutalizaion”.

An intense performance by Instabili Vaganti. The music sounds and lights etc all were aimed to create a blast of the subhuman situations a man is doomed to undergo in the ILVA STEEL WORKS SCANDAL.

I had seen it second time.. With the enormous energy and inbuilt art MADE IN ILVA has responded with very higher levels of creativity to meet and expose the challenges of the Industrial capitalism where man or a worker is forced violently to produce…produce and produce…for survival and for his bare existence. The space control and the movement of body of the actor with a very well written and documented script, and perfecy voice support by the Director pin pointing the strategy of the play, the Italian theatre has implicated every possible form of theatre which can expose the hidden realities of so called work culture..its a pathetic outcome which seems to have no alternative except a cry…the daily chorus of a factory worker,without zero possibilitites of escape..no doubt makes a sense an a purpose to produce something different in the name of theatre for Jaipurites. Thanks…

This was a mind-body and heart theatre made in ILVA, THE STEEL WORK SCANDAL OF AN AN INDUSTRIAL BRUTALIZATION…what is organic and what is inorganic in body mind relationship is actualized in the real theatre -The contemporary Hermit from experimental centripetal and centrifugal acting and direction by Ann Dora Adorno and one time and space performer Pianzola…the wonderful…from his full feathom five deapth of theatrical exercize. For Jaipurwala’s it was a feast…

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Theatre company at Instabili Vaganti
Fondata a Bologna nel 2004 da Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, la compagnia porta avanti una ricerca quotidiana sull’arte dell’attore e del performer e sulla sperimentazione dei linguaggi contemporanei. Instabili Vaganti opera a livello internazionale nella creazione e produzione di spettacoli e performance, nella direzione di progetti, workshop e percorsi di alta formazione nel teatro e nelle arti performative. Dal 2014 la compagnia cura la rubrica Instabili Vaganti on tour su fattiditeatro scrivendo diari di viaggio teatrali e reportage dei propri progetti internazionali in vari paesi del mondo.
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