T*Danse festival: danza e tecnologia per nuovi spettatori

Danza e tecnologia, nuove tecnologie: si conferma questo il binomio del festival internazionale T*Danse di Aosta diretto da Marco Chenevier e Francesca Fini al quale quest’anno anche io ho partecipato. Festival giovane (seconda edizione) ma che ha già dei punti fermi che rendono la formula vincente. 

danza e tecnologia

Masterclass con Davide Calvaresi

Uno: gli artisti e i relatori ospiti non alloggiano in albergo ma nelle case degli aostani. Quest’anno sono stati una trentina di “host” per oltre quaranta ospiti. Questo permette uno scambio reale che si traduce in incontri, contaminazioni, cene insieme ecc. E qualche host viene anche agli spettacoli!

Due: gli artisti e i relatori ospiti stanno per tutti i giorni del festival, anche se fanno una sola replica. In questo modo la comunità artistica si rafforza e ogni partecipante può trarre spunti e giovamenti dal confronto con gli altri.

Danza e tecnologia per l’audience engagement

Questo è il punto di partenza, al quale si sono affiancati quest’anno alcuni progetti di “audience engagement”. C’è stato un lavoro reale con le scuole di danza (e circo) del territorio: i parenti e gli amici dei giovanissimi in scena la domenica conclusiva per la “Maratona delle scuole VdA” hanno potuto acquistare il biglietto a 1 euro per vedere i loro ragazzi. Unica prerogativa: aver assistito ad almeno uno spettacolo del festival nei giorni precedenti. In questo modo si cerca concretamente di mescolare il vivace mondo delle scuole (nello specifico Officina Danza, Jubjoter e Institut de Danse du Val d’Aoste) con le performance dei professionisti. 

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I ragazzi di #Comunicadanza con Salvatore Iaconesi e Oriana Persico

Il secondo progetto mi riguarda: insieme a oltre 50 studenti della II Liceo artistico abbiamo realizzato #Comunicadanza, un progetto di social media storytelling che ha fatto vivere ai ragazzi il festival in prima persona e partecipare a un contest su Instagram. C’è stata un’adesione e un coinvolgimento molto ampio. Circa 30 di loro hanno partecipato in maniera attiva al festival, su Instagram (oltre 200 tra foto e immagini, le trovi tutte nello Storify in fondo a questo post) ma anche frequentando le masterclass e conoscendo gli artisti. Uno di loro è stato addirittura protagonista di una performance! E come degna conclusione, l’ultimo giorno dopo la premiazione siamo andati a cena insieme a una quindicina di ragazzi delle tre sezioni!

E come dimenticare la “battle” che ha inaugurato il festival a cura della D-Street Company, un modo per attrarre altri pubblici e altre danze (nello specifico le crew della città specializzate in hip hop, breakdance ecc.).  Non sai cos’è una battle? Leggi la definizione su Wikipedia ma sopratutto guarda il video della finale qui sotto!

A questo si unisce una grandissima passione e professionalità di tutto lo staff e una scelta di spettacoli coerente (i miei brividi sono stati sopratutto per la personale di Francesca Fini e per In girum di Roberto Castello, scoprili tutti nel diario di bordo del media partner Blaubart). Risultato: rispetto al 2016 c’è stato uno sbigliettamento maggiore del 260%. BOOM! 

Come ha scritto uno dei partecipanti a #Comunicadanza in una Storia Instagram sparita per sempre dopo 24 ore: siamo già T*Danse Festival addicted!

Lo Storify di #TDanse e di #Comunicadanza

 

Copertina

 
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Pop Up Garden della Compagnia TPO

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 13 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.

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