Anghiari Dance Hub 2019: la parola ai protagonisti!

Il percorso di Anghiari Dance Hub 2019 sta per terminare. Domani, di fronte a un gruppo di operatori della danza contemporanea, giornalisti e spettatori, i quattro coreografi selezionati sveleranno i lavori con cui sono stati impegnati negli ultimi tre mesi.

Ho avuto la fortuna di frequentare Anghiari e conoscerli, è stato bello vedere come la contaminazione e i momenti di formazione abbiano influenzato le loro creazioni e in alcuni casi addirittura modificato il progetto originale (qui i #SelfieStick realizzati all’inizio della residenza). Ho rivolto loro alcune domande per riassumere l’esperienza di Anghiari!

Simone Pacini: Siamo alla fine del tuo percorso ad Anghiari Dance Hub 2019. Come è andata la tua ricerca? Cosa non ti aspettavi e ti ha colpito positivamente del progetto?

Adriano Bolognino: Sono molto felice di come è andato questo percorso. È stato molto stimolante e ha fortificato tanti aspetti del mio carattere e modo di lavorare. Il progetto ha superato per alcuni lati le aspettative che avevo e per altri le ha confermate.

Andrea Dore: È stata una grande esperienza di crescita sia professionale che personale, il progetto ha preso una direzione che soddisfa sia me che Lidia (Luciani, l’interprete del suo pezzo ndS). Abbiamo cercato di mantenere un dialogo costante durante le prove e tutta la residenza, e questo ha sicuramente permesso una maturazione graduale del progetto, godendo di un tempo lungo per la ricerca.

Lucrezia Gabrieli: Fatico a realizzare che siamo quasi alla fine di questi tre mesi: è stato un periodo intenso, con le sue difficoltà, le tante gioie, i dubbi, le riflessioni. Ero arrivata con delle idee abbastanza chiare sul progetto al quale mi sarei voluta dedicare quindi ciò che mi colpisce maggiormente è quanto invece, attraverso le ore in sala con Sofia (Magnani, interprete del pezzo insieme a Lucrezia ndS), i seminari e i momenti di condivisione con gli altri, siano subentrati nuovi stimoli e il lavoro stesso ha trovato man mano un suo percorso, per alcuni aspetti, inaspettato. Quello che più mi ha sorpreso del progetto e che cercherò di portare con me come insegnamento è la reale possibilità di concedersi un tempo per fare tentativi, mettersi in discussione, sbagliare e trovare nuove soluzioni.

Paolo Rosini: Avere avuto un tempo sufficientemente lungo di sperimentazione ha agevolato la possibilità di esplorare modalità diverse di ricerca sul movimento che intendevo affrontare con questo nuovo progetto ma con difficoltà riuscivo ad intravedere la soluzione adatta di restituzione. La sorpresa è arrivata recentemente quando, dopo aver inserito all’interno del processo degli elementi scenici, sono riuscito ad individuare la macro struttura del lavoro. Attualmente mi sto concentrando sullo sviluppo dei dettagli e transizioni che necessitano ancora di ulteriore approfondimento.

SP: Hai già frequentato le quattro masterclass previste dal progetto. Puoi raccontarmi un episodio, o una frase che vi è stata rivolta, che ti ha particolarmente colpito e che credi potrà influenzare il tuo futuro artistico?

AB: Le masterclass ed il lavoro con i tutor sono state una delle parti più emozionanti del percorso. Ho avuto un feeling particolare con alcuni tutor sicuramente, e al di là di frasi o momenti specifici che mi hanno toccato particolarmente, penso che ognuno di loro ci abbia dato delle “chicche” che porteremo per tanto tempo nella nostra vita e nel nostro lavoro.

AD: Porterò sicuramente con me questa frase che ci ha detto Guy Cools: “La drammaturgia è come il tempo, non puoi spiegare perché cambia: a volte è una sorpresa, altre è un continuo trasformarsi, attimo dopo attimo.”

LG: È molto difficile individuare un unico episodio. Anche in questi stessi giorni di seminario con Gianni Staropoli sono molte le riflessioni importanti che voglio tenere a mente per i miei progetti futuri. Tornando indietro, ricordo bene la giornata e la sensazione che ho provato quando qualcuno ha espresso parole di apprezzamento rispetto al lavoro e abbiamo lavorato focalizzandoci sui punti di forza per andare a sottolinearli. Le critiche infatti sono sempre accolte con uno spirito costruttivo ma questo approccio, data la mia ostinazione per cercare di correggere le debolezze e i limiti, è sicuramente utile per tenere viva la motivazione e la fiducia.

PR: Sono stati molti i momenti che mi hanno colpito positivamente. Il primo che mi è balzato alla mente ora è relativo ad un esercizio di condivisione che abbiamo fatto e che consisteva nel togliere tutti gli oggetti dalla nostra borsa e disporli in linee rette che partivano dal centro della sala per poi svilupparsi in forma radiale. Un momento molto intenso e che per quanto mi riguarda a segnato il momento in cui mi sono sentito parte del gruppo di lavoro. Quello che però credo di aver appreso da questo percorso è l’importanza di creare spazio a riflessioni e stimoli apparentemente non focali all’idea che si intende sviluppare ma dai quali possiamo ricavare comunque un contributo importante; se non alla ricerca attuale, sicuramente ad una futura.

I coreografi di Anghiari Dance Hub 2019
Paolo Rosini, Lucrezia Gabrieli, Andrea Dore, Adriano Bolognino

SP: Come la città di Anghiari sta influenzando o ha influenzato, se lo ha fatto, la tua creazione?

AB: Non sono un tipo che si fa troppo condizionare da quello che ha attorno, ma sicuramente il luogo, gli spazi e il tempo soprattutto che abbiamo potuto dedicare al lavoro hanno contribuito in maniera positiva allo sviluppo.

AD: Anghiari ha una storia molto interessante che inevitabilmente ha creato delle suggestioni che poi ci siamo portati dietro, nel processo e nella confezione del lavoro. L’ambiente in cui si vive influenza per forza le nostre scelte, riattivando la memoria.

LG: Durante le prime settimane di residenza devo ammettere che ci siamo concentrate molto più sulle idee alla base del progetto e abbiamo lavorato principalmente in sala. Poi nell’esplorare Anghiari, dialogando con le persone che la abitano, scoprendo le tradizioni e i paesaggi limitrofi ho capito che uno scambio con il luogo è un aspetto fondamentale di una residenza artistica. Guardando il lavoro che presenteremo sono felice infatti nel riconoscere molto, pur trasformato e tradotto in altre forme, del carattere essenziale e genuino di questa città. Spero riusciremo a trasmetterlo.

PR: Sinceramente credo abbia influito in maniera marginale; conoscevo già la città in quanto vivo relativamente vicino ad Anghiari e ho avuto la possibilità di visitarla più volte. Piuttosto l’interazione con i miei colleghi e il team di ADH ha influenzato positivamente il processo creativo.

SP: Il 29 e 30 novembre mostrerai il tuo studio a un gruppo di operatori della danza. Cosa scriveresti loro se dovessi mandare una cartolina di invito?

AB: Questa domanda è complicata. Forse scriverei loro di venire per supportare e dare delle possibilità a dei giovani che stanno cercando di ritagliarsi un posto in un mondo molto complesso. In particolare scriverei “Chiunque essi siano stati, visitiamoli.”

AD: “Vorrei solo accompagnarvi in un viaggio che è frutto di un dialogo tra corpi che diventano cose che sentono, attraverso lo sguardo, attraverso l’azione.”

LG: Una domanda difficile! Sceglierei una cartolina, colorata indubbiamente, e augurerei loro di poter godere della danza e di concedersi un sorriso!

PR: È con molto piacere che vi invito a vedere il primo studio di DOT | “Corpi ibridi a confine tra reale e virtuale, in uno scenario cosmo-plastico, si riflettono alla ricerca dell’immagine del sé ormai perduta”

SP: Il 1^ dicembre Anghiari Dance Hub 2019 finirà. Riusciresti a riassumere la tua esperienza con 3 parole chiave?

AB: Crescita, consapevolezza, conferma

AD: Azione, resistenza, carote

LG: Fiducia, difficoltà, determinazione

PR: Scoperta, interazione, supporto

Gallery Anghiari Dance Hub 2019