La stagione shakespereana del Tertulliano: fra classico e sperimentazione

Periodo di Conferenza Stampa di presentazione della Nuova Stagione, questo. Funziona così, a Milano: pochi i teatri che lo fanno prima dell’estate – il Piccolo, il Franco Parenti e l’Elfo Puccini, di solito – e poi la scorpacciata settembrina ad ingolosire il pubblico a ridosso della ripartenza.
Così stamani a Palazzo Marino è stata la volta dello Spazio Tertulliano – sito nell’omonima via -, che dal 2010 porta avanti con coraggio, passione e convinzione le proprie Stagioni. Il tema di quest’anno è ‘Shakespeare’ – sottotitolo: ‘il potere’ -: ed è attorno a questi due nodi gordiani, che si articola la successione delle 22 proposte in cartellone dal primo ottobre al 28 giugno.

Il direttore Artistico Giuseppe Scordio, Marta Ienco e Riccardo Italiano con l'assessore Filippo Del Corno ed il regista Alberto Oliva
Il direttore Artistico Giuseppe Scordio, Marta Ienco e Riccardo Italiano con l’assessore Filippo Del Corno ed il regista Alberto Oliva

La presenza istituzionale, ancora una volta, è stata portata dalla persona dell’assessore Filippo Del Corno, che, parlando di una “storia che conta”, a proposito del quinquennio nell’attuale sede del teatro, ha ricordato come anche il Tertulliano ben rappresenti quella peculiarità tutta meneghina – “in questo eccellenza europea” – di “dislocazione dei teatri sul territorio […] a costruire una mappa affascinante e ramificata”. “Certo, alcune zone sono più sacrificate… ma oramai non c’è luogo di Milano che non abbia un teatro in prossimità”. Altro punto di forza del Tertulliano è stato individuato nell’ attenzione ed apertura al ‘nuovo’: “Nuove generazioni di attori e registi […]. Nuovi fermenti anche in rapporto col pubblico”, che consentono al teatro di Giuseppe Scordio “articolazione di Stagioni con cartelloni ricchi e teniture brevi a tutto vantaggio della sperimentazione – per capire se e come potranno evolvere”. Parole, queste, a cui han fatto eco analoghe considerazione da parte dello stesso Direttore Artistico, che ha anch’egli ribadito la sia pur faticosa, ma tenace volontà di portare avanti la programmazione dal 2010, nonché la vocazione precipua verso un teatro under 35: nella convinzione che siamo giunti ad un’epoca di ricambio generazionale dei grandi maestri: “Ma il Teatro è un’Arte, quindi questo passaggio non può essere pensato come ‘automatico’, ma va ‘sostenuto’.”, auspicando una sorta di passaggio del testimone ‘accompagnato’.

Il Direttore Artistico Giuseppe Scordio e Marta Ienco col Antonello Rinolfi e Francesco Leschiera del Teatro del Simposio
Il Direttore Artistico Giuseppe Scordio e Marta Ienco col Antonello Rinolfi e Francesco Leschiera del Teatro del Simposio

E’ stata poi la volta dell’illustrazione della Stagione – protagonisti diretti gli artefici  – proprio a partire dalle produzioni: “Lettera al mio giudice”, regia dello stesso Scordio sul tema della violenza sulle donne e già presentato nella passata stagione, “Mi voleva la Juve – mi ha preso Bosetti”, omaggio al Maestro scomparso nel 2007 e “King”, da un progetto con Michelangelo Zeno ed Alberto Oliva, che ne ha illustrato le dinamiche/declinazioni del potere, attraverso le figure shakespereane dei tre sovrani Riccardo II, Enrico IV ed Enrico V – ciascuno trovatosi a gestire una corona avuta con modalità differenti: dal ‘diritto divino’ alla semplice ‘successione ereditaria’. Sono stati poi passati in rassegna gli altri titoli a cartellone: da “Che fine ha fatto Baby Jane” – regia di Silvano Piccardi e con Monica Faggiani e Paola Giacometti, nella cui trasposizione teatrale si vuol mettere in rilievo più l’auto carceramento, che non la dinamica di segregazione vicendevole delle due vecchie sorelle del film – alle proposte giovani dai titoli ammiccanti quali “Tiranott” – Bongiorno/Zerbin sulla necessità di ricostruire un nuovo linguaggio, capace di veicolare un’ altrettanto irrinunciabile urgenza di una rinnovata grammatica dell’affettività -, “C’era una svolta – monologhi pop 2”, “Amleto?” – drammaturgia e regia di Carmen Giordano a rileggere un classico, focalizzandosi sul rapporto Amleto-Ofelia, improntato sullo iato fra ciò che crediamo di essere e ciò che appariamo  e sul bizzarro corto circuito per il quale mentre è Amleto a parlare di suicidio e a fingersi pazzo, colei che invece poi effettivamente impazzisce e si suicida è Ofelia, quasi a significare lo scoloramento dell’intento maschile nell’agito femminile -, “Babel” – rivisitazione dell’archetipo biblico – o “Trilogia di un triangolo”. Ci sono poi testi di attori, registi o compagnie, che ritornano – a testimoniare una continuità artistica con Tertulliano: Teatro del Simposio che debutta con “La città degli specchi”, ma che torna anche con “La Bi(g)sbetica Domata” vista nella passata edizione; “Va tutto bene”, che vede il ritorno sinergico di Stefano Cordella, Vanessa Korn e Compagnia Oyes, già visti in differenti spettacoli nella passata Stagione; Fabrizio Martorelli, che torna sia nel progetto individuale “Canto di Natale”, che nello shakespereano “Pene d’amor perdute” con Silvia Giulia Mendola ed Alberto Onofrietti; Fabio Parolfi, che torna con “Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti”; il duo Filippo Renda/Beppe Salmetti col loro ironico “Giulio & Cesare” o Gabriele Scotti che, dopo “Le poveracce” della passata edizione, torna con “Palloncini” – sul pregiudizio di chiarezza a proposito della diversità di genere – o ancora un testo di Joel Pommerat – “Cappuccetto Rosso”, ‘stavolta dopo la “Cenerentola” di un paio di Stagioni fa.

Completano il cartellone: “C’era una volta un re” – con, fra gli altri Claudio Orlandini -, che, a partire dallo shakespeariano Giorgio III,  propone una riflessione sull’illusoria lusinga di potere consegnataci dalla rete, la biografia “Sotto Ponzio Pilato” e “Contus de Janas”, commistione fra pagine della Beauvoir e leggende sarde sulle fatine.

La musica comincia – il primo ottobre… – con “C’era una svolta – monologhi pop”: per concludersi – sempre ballando – con “Light my fire”.

Francesca Romana Lino