Genova si prepara ad accogliere la ventottesima edizione del Suq Festival – Teatro del Dialogo, che dal 14 al 24 giugno 2026 animerà il Porto Antico con un programma denso di significati intitolato “Attraversare i confini”. Sotto la direzione artistica di Carla Peirolero, affiancata quest’anno dall’artista burkinabé Bintou Ouattara, la rassegna si conferma uno spazio vitale dove le differenze si trasformano in ricchezza collettiva attraverso dieci titoli che spaziano tra l’impegno civile e la sperimentazione multidisciplinare. Ad inaugurare il percorso sarà l’anteprima di sabato 13 giugno con Ascanio Celestini, che nel suo “Poveri cristi” torna a dare voce con la consueta lucidità agli ultimi delle periferie del mondo.
Il cartellone di quest’anno esplora geografie umane e politiche complesse, portando sul palco storie che arrivano dal Libano con la danza di Bassam Abou Diab o dall’Iran con la prima nazionale di “Ragazza blu” di Sanam Naderi, dedicata alla lotta delle donne per la propria libertà. Un’attenzione particolare è rivolta alle nuove generazioni e ai linguaggi dell’inclusione grazie a produzioni Under 35 come quella di Diana Anselmo, che esplora la cultura sorda ribaltando le gerarchie del linguaggio, o di Omar Giorgio Makhloufi, impegnato in un corpo a corpo con la propria identità italo-algerina. Tra le altre novità assolute del festival spiccano il gioco grottesco di “Si son fatte le due” e l’attesa produzione del Suq che rilegge i versi contro la guerra di Bertolt Brecht.
Oltre alla ricca offerta teatrale, che include anche la clownerie corrosiva dei Tony Clifton Circus e le narrazioni rituali degli Instabili Vaganti, il Suq rimane un luogo d’incontro unico grazie al suo bazar e alle cucine dal mondo che creano un’atmosfera di condivisione profonda. Partecipare al festival significa inoltre sostenere concretamente il territorio: attraverso l’iniziativa #ilteatrofabene, ogni biglietto venduto contribuisce infatti a una donazione per progetti solidali locali. Si tratta di un’occasione preziosa per riscoprire il teatro come strumento capace di abbattere le frontiere e immaginare nuovi orizzonti comuni.
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