Quarant’anni senza Pier Paolo Pasolini

Il 2 novembre 1975 moriva a Roma Pier Paolo Pasolini. Ho ritrovato questa recensione, mai pubblicata, del suo spettacolo Porcile ai tempi in cui (era il 2004) frequentavo il laboratorio di critica teatrale con la prof.ssa Marzia Pieri all’Università. Credo che sia stato il mio primo sconvolgente incontro con il teatro di PPP.

Maiali
di Simone Pacini

Antonio Latella continua la sua personalissima indagine dentro l’universo pasoliniano. Porcile è il secondo lavoro della trilogia iniziata con Pilade, che si concluderà prossimamente con Bestia da stile. Ciò che sconvolge particolarmente è l’eccezionale attualità, e potenza, che sprigiona questo testo, quasi quarantennale, ambientato nella Germania post-nazista. Il conflitto tra i vecchi borghesi e i nuovi, cioè le giovani generazioni che marciano per la pace, si specchia nella realtà politica e sociale del terzo millennio. Il conflitto generazionale è evidente oggi come allora, ma Pasolini (e Latella di riflesso) ammonisce che il modo di protestare non può, e non deve, avvenire attraverso semplici e astratte ideologie. Il vero ribelle è il protagonista Julian, che trova la sua rivoluzione evitando i corteggiamenti amorosi della sua amica di infanzia Ida e trovando rifugio nelle perversioni con i maiali, che preferisce ai porci borghesi, e nella complicità dei contadini. Egli non obbedisce né disobbedisce, ma trova faticosamente la propria strada dell’alienazione. Julian prova tutti i modi per farsi sentire ma alla fine capisce che la vera rivoluzione si fa con il silenzio, con il digiuno totale delle parole. L’inizio è da amarcord: le voci di Ugo Tognazzi e Alberto Lionello, protagonisti dell’omonimo film diretto da Pasolini stesso, si mescolano con la voce del regista bolognese in una specie di preambolo al dramma. Latella si attiene spasmodicamente al testo, in omaggio al teatro di parola professato da Pasolini, con robuste iniezioni sceniche. La caratterizzazione dei personaggi adulti, dei borghesi contro i quali si rapporta il giovane protagonista Julian, si realizza con maschere grottesche e orrende, e in movimenti che ammiccano alla commedia dell’Arte (il padre è un moderno Pantalone e il signor Herdhitze si muove sulla scena con le movenze di un novello Arlecchino). Gli antichi incubi del passato e degli stermini nazisti riaffiorano a poco a poco nei loro dialoghi. L’atmosfera “suina” del titolo si sente durante tutto lo svolgimento del dramma: dal linguaggio volgare e crudo, ai suoni, ai toni rosa dei costumi degli adulti; tutto questo per sottolineare come il porcile sia vicino ad ognuno di noi, nelle degenerazioni politiche, sociali e sessuali. Le scene di nudo infatti, ostentate e spavalde, inseguono una visione pervertita ed esibizionista: i due giovani si rincorrono, si toccano e si desiderano con voluttà, ardore, desiderio.

Marco Foschi e Cinzia Spanò in Porcile di Pier Paolo Pasolini, regia Antonio Latella

Marco Foschi e Cinzia Spanò in Porcile di Pier Paolo Pasolini, regia Antonio Latella

L’unica vera caduta di stile, l’unico neo, è l’associazione, voluta da Latella, tra l’orgia finale (con alcool, nudi e maiali) e le note del jingle del partito di Forza Italia. Un’unione francamente troppo scontata, sicuramente ci sono modi più pungenti ed originali per combattere e contestare l’attuale classe governante, e non abbassandosi a certi livelli. Ma il vero finale è commovente: tutti gli attori, togliendosi maschere e costumi, rimangono in canottiera nera e assomigliano clamorosamente a personaggi dei film dell’intellettuale bolognese, con quei visi belli, marcati da giovani meridionali e quei fisici muscolosi ma asciutti. In cerchio intonano una specie di jodel come sorta di canto funebre per il defunto Julian, morto sbranato dai maiali.
Nonostante questo, uno spettacolo che arriva più allo stomaco che al cuore.

Porcile
di Pier Paolo Pasolini
regia Antonio Latella
con Annibale Pavone, Stefania Troise, Marco Foschi, Cinzia Spanò, Mauro Pescio, Rosario Tedesco, Giuseppe Lanino, Enrico Roccaforte, Giovanni Prisco, Giuseppe Papa
produzione Nuovo Teatro Nuovo in collaborazione con Festival di Salisburgo/Young Directors Project

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 30 Gennaio 2004

Simone Pacini

Si occupa di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito culturale. Nel 2008 concepisce il brand “fattiditeatro” che si sviluppa trasversalmente imponendosi come forma di comunicazione 2.0. I suoi laboratori e le sue partnership che mettono in relazione performing arts e nuovi media sono state realizzate in 13 regioni. Dal 2015 crea progetti e tiene lezioni e workshop di “social media storytelling” per lo spettacolo dal vivo. Gestisce il b&b Giorni felici a Roma.

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