Diari dal Cile: Uno spettacolo Necessario!

Da Puerto Montt ci imbarchiamo per Chiloè e raggiungiamo Castro, guidando su strade sterrate che attraversano piccoli villaggi che spuntano dalla fitta vegetazione. Arriviamo in serata a Capanegra, sede del FITICH, e ci accoglie lo staff di tecnici e “productores” (organizzatori), impegnatissimi in questa fase finale del festival.

Plauso alla direttrice del FITICH, che è riuscita a programmare, nel centro culturale della municipalità di Castro, capoluogo dell’arcipelago Chilote, uno spettacolo come MADE IN ILVA, che in questo momento getta benzina su un fuoco che già divampa impetuoso. Le sue parole nel presentare lo spettacolo ci emozionano: “Uno spettacolo necessario per il momento storico in cui sta vivendo il nostro paese”.

La prima replica a Castro unisce il pubblico, abbracciando le generazioni più giovani che oggi marciano in piazza, ma anche quelle precedenti che si sono opposte al regime dittatoriale di Pinochet e che sono tornate in piazza a manifestare. D’altronde le proteste e le manifestazioni in Cile non sono iniziate ad ottobre di quest’anno ma vanno avanti da diversi anni. A Chiloè, per esempio, qualche anno fa, vi fu una grande rivolta contro gli abusi delle industrie di salmone, ed alcune immagini di copertoni incendiati e volti incappucciati, rimandano immediatamente alla situazione odierna a Santiago ed altre città del Paese.

Terminato lo spettacolo, comincia un dibattito con il pubblico. Un signore ci ringrazia per il messaggio che stiamo portando nel paese, un’insegnante ci dice che il nostro lavoro è un archetipo anche della condizione dell’istruzione in Cile, in questo momento, dove non è possibile parlare liberamente esprimendo il proprio pensiero.

Incontro con il pubblico a Castro_ph_Julian

Anche noi non riusciamo a tenere dentro quello che proviamo e alla fine, confidiamo agli spettatori che siamo felici di essere in Cile, perché amiamo questo paese, e che questa volta lo siamo ancora di più perché questo paese che “Despertò” citando uno degli hashtag che accompagnano le proteste #Chiledespertò, diventando un esempio anche per l’Europa.

Per la seconda replica dello spettacolo, ci spostiamo a Dalcahue dove, dal momento che non esiste un edificio adibito a teatro, montiamo il tutto all’interno di un enorme palestra del liceo, disponendo il pubblico sulle gradinate ed oscurando le grandi finestre da cui entra la fredda luce australe.

Gli spettatori in questo caso sono per lo più funzionari municipali, che a causa dei prolungati orari di lavoro e dei continui scioperi, non hanno avuto occasione di assistere ad uno spettacolo teatrale, che in fondo parla proprio della loro condizione, quella dei lavoratori, sempre più sfruttati e spinti alla produzione, da un sistema capitalista che ha portato il Paese all’attuale crisi.

Questa volta non c’è un dibattito al termine dello spettacolo ma assistiamo ad una manifestazione nella piazza del piccolo paesino dove le donne si sono riunite per dar voce al canto di protesta femminista “Un Violador en tuo cammino”, di fronte alla chiesa patrimonio Unesco, dove si celebra la messa.

Manifestazione a Dalcahue_ph_AD_Dorno

Ci sembra di trovarci in un luogo surreale dove passato, presente e futuro si mescolano, dove una canzone femminista diventa virale arrivando in ogni angolo del mondo mentre in Festival di teatro continua a lottare per portare artisti e spettacoli nei luoghi più remoti di questo paese, difficilmente raggiungibili se non via mare e attraverso “caminos de ripio”, strade sterrate nel mezzo di montagne, ghiacciai e lande sterminate.

L’ultima replica, ci riporta a Castro, per chiudere il programma dell’intero festival. Il pubblico viene richiamato dal megafono della direttrice stessa che, al termine dello spettacolo, ci premia con una barchetta di legno fatta a mano, un monito a continuare il nostro eterno viaggio, come “instabili” “vaganti”, o forse in questo caso sarebbe meglio dire “naviganti” come a volte abbiamo trovato scritto nei cartelli delle persone che venivano ad accoglierci all’aeroporto nei differenti paesi in cui siamo stati. Ci sentiamo vicini a tutti quegli scrittori che nei loro diari di viaggio hanno parlato di queste terre lontane, così affascinanti e remote, dove dominano leggende di sirene e la cultura locale è ancora legata a riti e incantesimi. Anche il Festival unisce l’arte al viaggio, ma anche alla contemporaneità.

Made in Ilva a Castro_ph_Julian

Ringraziando il pubblico, la direttrice del festival ricorda l’importanza della cultura in momento storico così delicato, e lo fa tappandosi un occhio, in memoria dei numerosi feriti nelle manifestazioni. In tanti hanno infatti perso la un occhio a causa dei proiettili di gomma che la polizia indirizza al volto dei manifestanti, violando le norme vigenti, che proibiscono di mirare al viso.

“223 ojos menos” è la scritta che abbiamo visto al nostro arrivo a Puerto Montt, dipinta a bomboletta sulla statua de “los enamorados”, simbolo della città, sui cui volti sono state dipinte delle bandane nere e i cui occhi sono stati accecati.

Il nostro viaggio nel turbolento Cile inizia così dall’arcipelago di Chiloè, con il suo cielo azzurro, il mare sereno, il suono degli uccelli migratori, che contrastano con le pareti di ferro che blindano le vetrine dei negozi, le scritte sui muri, le barricate nelle scuole e la statua degli innamorati che piangono sangue dagli occhi accecati, rivolti verso il mare.

Nei prossimi giorni saremo a Santiago e Valparaiso e arriveremo fino al Nord, attraverseremo il paese per documentare tutto ciò che sta accadendo e alimentare la nostra arte con il fuoco della protesta.

Hasta la victoria! E’ forse il miglior modo per chiudere questa prima parte del nostro diario cileno, in omaggio ad un paese che sta lottando contro il suo stesso passato, fino a trasformare in super eroi i protagonisti di questa rivolta.

Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo presto su instabilivagantiontour per fattiditeatro.