Totem Scene Urbane: nella vita di Teatro Nucleo

Pontelagoscuro, frazione di Ferrara, ha avuto per anni, fin dal Seicento, un ruolo cruciale per il commercio e lo scambio, in gran parte grazie al porto fluviale sul Po, ma anche per la presenza della ferrovia e della strada statale. Poi nel 1944 è stata, letteralmente, rasa al suolo dagli Alleati. Dopo la fine della guerra è stata ricostruita, “un po’ più in là”.

Nella Pontelagoscuro vecchia, da oltre vent’anni, questi scambi sono ripresi. Non si tratta di scambi commerciali ma di scambi culturali, artistici, poetici. Tutto questo grazie al Teatro Nucleo, che nello spazio concesso dal Comune, ex magazzino, ex cinema porno e ex chissà quante altre cose, ha stabilito la sua casa.

Nel dopoguerra infatti il Gran Cinema Astra era stato costruito dove un tempo c’era il centro storico per sostituire la funzione della piazza. Fungeva da luogo di ritrovo per tutte le persone che qui un tempo abitavano. Oltre al cinema ci si faceva la balera, gli incontri di boxe, la tombola, e ci hanno trovato rifugio gli sfollati dal Veneto dopo l’alluvione del 1951.

Alcunə partecipanti al laboratorio L’arte di agire

Ho recentemente avuto modo di conoscere e partecipare a questi scambi, in occasione della IX edizione di Totem Scene Urbane, un festival che quest’anno è diventato grande laboratorio, con training, masterclass, dimostrazioni di lavoro, presentazioni e spettacoli (qui trovi le mie Stories).

A nutrire questi scambi, insieme al fervore, alla militanza e all’accoglienza di Cora Herrendorf e Horacio Czertok, esuli argentini che da Buenos Aires hanno trasferito a Ferrara la loro Comuna Nucleo fondata nel 1974, sono confluiti al Teatro Julio Cortazar gruppi, artiste e artisti da tutta Europa oltre a le/i partecipanti al percorso laboratoriale L’arte di agire.

Antagon

Il motivo di questi scambi internazionali è dovuto al fatto che questa edizione del festival è stata l’occasione per far confluire due dei quattro progetti europei nei quali il Nucleo è attualmente presente, sto parlando di RIOTE3 (Rural Inclusive Outdoor Theatre Education) e di Women Performing Europe. Hanno animato Pontelagoscuro nella settimana di Totem infatti i rumeni di Shoshin, gli ungheresi di UtcaSzAK e di Sinum Theatre Association, gli sloveni di Kud Ljud, i tedeschi di Antagon (giunti in 15 a bordo del loro tir abitabile nero), i francesi di Une idée dans l’air, gli inglesi di Take Art Ltd., le polacche di Teraz Poliz.

Dimostrazione di lavoro di Teraz Poliz

Nel partnerariato del secondo progetto compare anche il leggendario Nordisk Teaterlaboratorium/Odin Teatret, per questo motivo (ma anche per un’indubbia affinità di visione) Totem ha avuto il piacere di ospitare per alcuni giorni Eugenio Barba e Julia Varley. I due hanno dato un contributo fondamentale alla riuscita di questi scambi, facendo domande curiose a tutti i partecipanti, dando feedback sugli spettacoli e sulle dimostrazioni di lavoro e partecipando a tutti gli eventi. Così facendo, questi due “mostri sacri” hanno dato prova di una generosità e di una capacità di ascolto davvero rara. Inoltre, sono stati presentati il documentario The Art of the Impossible – A roadmovie with Eugenio Barba, back to the origins of Odin Teatret delle regista norvegese (ex Odin) Elsa Kvamme e lo spettacolo Mr Peanuts un personaggio che non può morire.

Workshop con Natasha Czertok – foto: D. Mantovani

Il mio Totem è stato anche scoprire la variegata progettualità di Teatro Nucleo, a partire dagli spettacoli per spazi urbani. Ho avuto modo di vedere per la seconda volta Il tempo del canto, lo spettacolo con la regia di Cora Herrendorf ispirato al Cantico dei Cantici. Per quanto riguarda il lavoro in carcere (Horacio Czertok è tra i fondatori del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna) ho visto il film Album di Famiglia di Marco Luciano realizzato a partire dagli episodi della webserie omonima su Amleto fatta con gli attori detenuti del Carcere di Ferrara. Ma Teatro Nucleo significa anche progetti per le comunità: mi sono informato a lungo su E.R.S.A. Emilia Romagna Scena Aperta, un progetto che porta il teatro in quei luoghi dove pur non essendoci fisicamente un teatro c’è un pubblico potenziale che lo aspetta.

L’ultimo progetto che vi racconto riguarda le residenze artistiche, chiamato quest’anno Madrinscena, e ha coinvolto tre donne, tre artiste-madri di differente generazione che dopo un periodo di residenza hanno mostrato il proprio lavoro. La giocoliera Francesca Mari, ferrarese trapiantata a Londra ma da poco tornata in patria, ha debuttato con Tangle in the womb a juggler. Ho avuto modo di conoscerla e mi ha raccontato il progetto:

Manuela Rossetti invece ha presentato uno studio su Antigone dal titolo Mi ultima cueva / La mia ultima grotta. Anche con lei ho realizzato un #SelfieStick. Terza protagonista del progetto è stata Caterina Scotti del Teatro Tascabile di Bergamo.

Così Natasha Czertok, attrice, formatrice e regista di Teatro Nucleo, motiva la scelta di dedicare le residenze di cui cura la direzione artistica al ruolo della donna quale artista e madre:

“Un anno fa una cara amica e collega attrice brasiliana, Barbara Luci Carvalho mi chiamò dalla Germania, dove vive e lavora, per parlarmi di un progetto europeo in cui intendeva coinvolgermi. Il tema era donne e teatro, in continuità con un progetto internazionale già esistente dagli anni ’80, il Magdalena Project. Mentre parlavo con Barbara, tenevo in braccio Noemi, la mia seconda figlia di tre mesi. Da qualche tempo mi ero posta diverse domande sulla reale possibilità di conciliare il mio lavoro e l’essere madre. In seguito al mio coinvolgimento in Women Performing Europe ho deciso di dedicare le residenze artistiche di quest’anno alle artiste madri, chiedendo all’artista di immaginare un progetto che integri la cura dei bambini e il loro possibile coinvolgimento nella creazione”.

Il progetto Madrinscena mi ha profondamente colpito sia perché si tratta di un tema molto poco dibattuto che per la cura con cui è stato realizzato: c’è stato un importante confronto pubblico sul tema e le artiste hanno avuto un reale sostegno (c’è stato chi si è preso cura delle figlie e dei figli nei momenti di lavoro).

foto: D. Mantovani

Comunità, maternità, gruppo, ascolto, internazionalizzazione: queste cinque parole riassumono la mia visione di spettatore militante a Totem Scene Urbane 2021, un evento unico nel suo genere organizzato dall’ultimo gruppo teatrale esistente in Europa ancora fortemente ancorato alle visioni e alle utopie degli anni Settanta. Un gruppo che sta affrontando un difficile e non scontato ricambio generazionale, come ha sottolineato con precisione Eugenio Barba, e che attraverso questo ricambio e le progettualità rilancia verso il futuro questa magnifica esperienza quarantennale. In attesa di nuovi scambi.

Workshop con Natasha Czertok – foto: D. Mantovani