Tanto teatro nel circo di Mirabilia 2020 a Cuneo

“Stiamo lavorando per mantenere il festival”: così mi disse il direttore di Mirabilia Fabrizio Gavosto il 16 aprile 2020, in pieno lockdown, durante uno dei live Instagram Amukina mon amour. Detto, fatto: il 2 settembre sono partito alla volta di Cuneo, per il quinto anno consecutivo a Mirabilia con #ComunicaCirco nell’ambito del Progetto Quinta Parete. All’arrivo Cuneo mi stupisce subito, sembra una perfetta “città festival” con i mille angoli da scoprire e quella enorme Piazza Foro Boario, da qualche anno riqualificata e per l’occasione diventata cuore della manifestazione: brulicante e bella da vivere.

A proposito di spazi, lo chapiteau dei francesi Rasposo, per il secondo anno consecutivo al festival, è situato in un suggestivo slargo di un ex spazio industriale da riqualificare, in fondo a una scalinata che lo separa dal centro storico. Ho ancora negli occhi e nel cuore le emozioni di La devorée quando entro nel tendone per assistere a Oraison, il nuovo spettacolo nato anche in residenza a Fossano subito dopo l’edizione 2019 di Mirabilia. Siamo accolti con un’eccessiva allegria, da villaggio vacanze, da circo tradizionale. Ci danno anche i pop corn. Solo che il circo diventerà incubo. “Che sta succedendo lì?” sussurrano accanto a me vedendo un quadro elettrico che sta prendendo fuoco. Si tratta di un effetto teatrale ma siamo in pochi ad accorgercene. Inizia l’incubo, la metafora è chiara: il circo e il teatro “consolatorio” distruggono il vero circo, il vero teatro. A seguire cascheranno anche pezzi dall’alto, mentre gli artisti diventeranno progressivamente clown bianchi impegnati in impossibili attraversamenti sul filo e lancio di coltelli. Perdiamo la vista, perché un tulle viene calato di fronte a noi, mentre anche la scritta “circo” cade per terra. Il finale spiazza anche me: il tendone si apre, come se qualcuno avesse tirato la corda. Sembra un finale inaspettato con la luce in scena: invece no, altri clown invitano i loro simili ad uscire dal tendone. Per salvarsi, per salvarci.

“Quanto teatro in questo circo” penso all’uscita. Non è un caso che il secondo spettacolo capolavoro del festival vada in scena proprio nel Teatro Toselli, il teatro all’italiana di Cuneo. Concertò pour deux clowns di Les Rois Vagabonds entra a pieno titolo nella categoria “clown musicale” ma è un concentrato di mimo, acrobatica e musica dal vivo. Ogni gag è geniale, ogni incontro fra le due figure emozionante, ogni esercizio per niente scontato. Il bianco e il rosso dei vestiti, il violino e la tromba, il clown bianco e l’augusto, tutto è “due” in questo spettacolo di Igor Sellem e Julia Moa Caprez che sul finale fanno entrare in scena anche loro figlio, giocandomi uno scherzo beffardo: ho ammirato per tutto lo spettacolo Julia credendo che fosse un uomo!

Nella Cour du Festival, bellissimo cortile settecentesco accanto agli uffici di Mirabilia, addirittura Shakespeare sbarca al circo. Lì ho assistito alla creazione di Caterina Mochi Sismondi per blucinQue e Cirko Vertigo Vertigine di Giulietta – distance mode. Nel circo il balcone di Giulietta diventa il cerchio aereo. Ogni passo è danza, in questo caso distanziata a ribadire una nuova era, ma anche nuove possibilità. La musica, quella “classica” di Prokofiev e quella “live” del violoncello di Bea Zanin, fa aumentare i brividi dati da quella vertigine che le mille Giuliette contemporanee sanno provare. Come il fuoco esibito, più coreografico ma meno forte di quello che brucia dentro tutti gli innamorati del mondo, il circo di Giulietta tocca corde profonde.

Sempre di amore si parla nella creazione frutto del progetto transregionale Trasbloc della rete Quinta Parete Circus Community: 15 allievi da 7 scuole di circo di Liguria e Piemonte, uno spettacolo al debutto per la regia di Riccardo Massidda e la direzione pedagogica di Giulia Marro. Una festa di teenager, storie d’amore, messaggi vocali, la musica di Cosmo: L’amore (questo è il titolo dello spettacolo) della compagnia I Piccioni dello Zodiaco alterna pezzi di circo con scene corali di movimento, dove i giovani allievi sono loro stessi, con le loro vulnerabilità e i loro sogni. Un bacio, l’amore che ti sovrasta, l’amica del cuore. È bello vedere l’immaginario degli adolescenti – finalmente! – fuori dai cliché televisivi. Potevi seguire lo spettacolo anche su Telegram ma è stato molto meglio incuriosirsi davanti a questi giovanissimi performer (hanno dai 12 ai 20 anni) acconciati magnificamente come dei giovani Ziggy Stardust, sognatori e alieni come lui.

Tanto teatro in questo circo, ma vale la pena ricordare anche le tenere marionette del Sig. Formicola ai Giardini Fresia (un tempo zoo di Cuneo e casa di un orso, come mi ricordano i cuneesi), il palo cinese affidato soltanto alla forza di 8 volontari dove volteggia Mistral, lo show perfetto dei kenioti Black Blues Brothers, gli angeli urbani di Silence Teatro, i molti spettacoli di danza tra cui quella mascherata, sublime e reiterata di Hyenas di Abbondanza Bertoni, quella aerea di Caduta dalle nuvole + Pas de Mots nel suggestivo Cortile del Palazzo Gondolo della Riva e quella site specific del Balletto Teatro di Torino attorno alla scultura in bronzo Black Hands – with Lights Signs di Maimouna Guerresi nel Cortile di Palazzo Vitale, sede della Fondazione CRC. Puoi ritrovare alcuni di questi spettacoli nelle foto-capolavoro di Andrea Macchia qui sotto.

Il bilancio della prima volta di Mirabilia a Cuneo è positivo: scelte bene le location, buona l’organizzazione e la risposta del pubblico e soprattutto un’ottima energia data dagli artisti e da uno staff super! “Credo che sia stata la più bella edizione di Mirabilia”: tuona Fabrizio Gavosto all’indomani della festa finale. Scommessa vinta, andiamo avanti!

Gallery Mirabilia 2020