Si è conclusa la XIV edizione di Testimonianze ricerca azioni. Intervista

È finita da pochi giorni la quattordicesima edizione di Testimonianze ricerca azioni, il festival organizzato da Teatro Akropolis nel Ponente genovese, con eventi che abbracciano anche il centro storico. Un festival che ogni anno stupisce perché riesce ad aggiungere qualche tassello alle sue riflessioni. Ho rivolto qualche domanda ai suoi fondatori e direttori artistici Clemente Tafuri e David Beronio.

Simone Pacini: David, Clemente, il comunicato di lancio del festival annunciava “un duello davvero epico: Arte contro Cultura.” Com’è andata? Chi ha vinto?

Clemente Tafuri e David Beronio: Individuare Arte e Natura come contendenti è una provocazione. Si tratta di richiamare l’attenzione sul fatto che nella nostra epoca l’arte viene considerata come una parte del mondo più ampio della cultura. Come se la cultura producesse l’arte accanto alle scienze, alla scuola, alla giurisprudenza. In realtà l’arte e la cultura sono paritarie, si generano vicendevolmente in un processo che non si ferma mai,  in un continuo rilancio dei temi e dei loro rovesciamenti. Per sapere chi vince bisogna chiedersi come i posteri giudicano una civiltà: a partire dalla sua arte o dalla sua cultura? L’antichità è importante per le sue opere d’arte o è da condannare per la pratica della schiavitù? Arte o cultura? Non si tratta di scegliere l’una o l’altra, ma piuttosto di non lasciare che una visione troppo appiattita sulle nostre mode culturali ci impedisca di cogliere la forza rivoluzionarie dell’arte. Che quasi sempre perde. In questa edizione del festival speriamo di no.

SP: Per la prima volta il festival ha invaso Sestri Ponente con un’azione teatrale realizzata con centinaia di bambine e bambini del territorio. Da cosa è nata la scelta di realizzare “Il cammino di Ercole”?

CT e DB: La scelta di raccontare la vicenda di Ercole attraverso un’azione pubblica che invadesse lo spazio urbano nasce dalle pratiche pedagogiche che appartengono alla tradizione del Novecento teatrale e che noi a Teatro Akropolis abbiamo ripreso cercando di condurre una ricerca che coinvolgesse bambini e ragazzi delle scuole del territorio. Non si è trattato di un saggio di fine anno, dove i bambini delle scuole primarie coinvolte potessero esibirsi. C’è una differenza fondamentale tra fare teatro per i ragazzi e fare teatro con i ragazzi: nel primo caso il teatro è uno dei possibili strumenti di educazione e di formazione, forse particolarmente efficace, ma comunque inserito in un percorso predeterminato. Nel secondo caso i ragazzi diventano i protagonisti di un percorso artistico vero e proprio, che li coinvolge in quanto agiscono in prima persona all’interno di un progetto di creazione. È ancora il duello fra cultura e arte…
Inoltre era importante portare l’attività di Teatro Akropolis fuori dalle mura del teatro, e fare in modo che le strade di Sestri Ponente fossero la scena e tutto il quartiere divenisse il pubblico.

Venti Contrari di Is Mascareddas – foto: Lorenzo Crovetto

SP: Iniziato l’anno scorso, si è consolidato quest’anno il filone sul teatro di figura, iniziato con l’incontro di anteprima Invisibili invincibili. Burattinai e burattini con Mario Bianchi, Alfonso Cipolla e Maria Dolores Pesce, e proseguito con gli spettacoli di Gigio Brunello, Claudio Montagna e Is Mascareddas. Perché la decisione di inserire questo tipo di spettacoli in un festival che da sempre mette il corpo, il corpo del performer, al centro delle sue riflessioni?

CT e DB: La contraddizione è solo apparente. Burattini e marionette, e tutte le altre maschere e figure che vengono animate sulla scena si offrono allo sguardo del pubblico esplicitamente come finzioni. Il burattino non ha la pretesa di illudere il suo pubblico di essere il personaggio (come invece accade con l’attore che lo interpreta sulla scena). La finzione che viene costruita nella baracca si propone come finzione, finché i movimenti delle figure si rivelano capaci di negarla. I burattini si animano pur senza mutare espressione, e la vita a cui assistiamo viene infusa nei loro corpi dal lavoro del burattinaio. Ecco che il corpo del performer, perché di questo si tratta, si manifesta in maniera potentissima, spogliato e liberato di qualunque tentazione narrativa. L’aspetto letterario dello spettacolo viene affidato interamente alla figura, mentre chi la anima esegue una partitura puramente fisica di un’estrema complessità e raffinatezza. La figura diviene il demone che è in grado di mediare tra il mondo degli uomini, (il performer) e quello degli dei (il personaggio, la storia). 

Il Teatro Akropolis pieno per Venti Contrari di Is Mascareddas

SP: Tra le novità di quest’anno, in questo festival sempre più transdisciplinare, c’è sicuramente la rassegna video Dissolvenza in nero, durante la quale abbiamo potuto vedere il film di Teatro Akropolis La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro. Carlo Sini, due corti di Vincenzo Schino/OperaBianco First and second clown + Phantasmata, Sonnenstube di Davide Palella e A Summer Family di Masaki Iwana. C’è un filo che ha legato questi lavori? State pensando a degli sviluppi rispetto a queste riflessioni sul rapporto fra schermo e palcoscenico?

Questi quattro lavori sono intimamente legati dalla riflessione sull’immagine e il suo rapporto con l’azione che la ha generata. Si tratta sempre di un’azione di conoscenza, sia essa la conoscenza del pensiero, come nel caso della filosofia di Sini, o della conoscenza a cui ci dà accesso l’arte per la scena, come nel caso di Opera Bianco, o di quella che deriva dalla ricerca scientifica (coniugata però con una pratica manuale, quasi artistica) come quella che viene raccontata nel film di Palella. Il film di Iwana è invece la sintesi di questi aspetti relativi alla conoscenza. L’immagine cinematografica, quella della video installazione, hanno il potere di riportare le tracce di un processo che è già avvenuto, e al tempo stesso di rappresentare un processo esse stesse. Analogo è il tema dell’immagine creata da un corpo in scena, a cui si assiste dal vivo, mentre essa si sta formando. Consideriamo Dissolvenza in nero una proposta centrale nelle nostre intenzioni curatoriali, e stiamo ragionando per darle più importanza nel festival, e magari in futuro uno spazio autonomo.

Simone Pacini

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giugno, 2024

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